Gran Sasso, via Splendido Splendente.

La corda mi penzola giù dall’imbrago e si perde nella nebbia. Provo ad urlare di recuperare qualche metro, ma le parole si perdono nel vento.
Vabè, ora sono qui. Guardo la piccola presa per la mano che stringo con troppa forza per la mano resa insensibile dal freddo. 
Vedo un buco alto, che dovrebbe tenere. Tanto, mi dico, sia che provo a lanciarmi,che ad arrivarci strisciando sulla parete in aderenza cambia poco. Se volo qui,sono morto comunque e non c’è un cazzo da fare.

Morire è una cosa a cui ho pensato una marea di volte. C’è gente che muore volando giù da una parete mentre arrampica, da una scarpata mentre corre, che muore congelata durante un’ultra o sotto una valanga.

Può succedere,lo so. Il novanta per cento delle volte vado in montagna da solo. Se devo provare una discesa con gli sci di cui ho veramente paura vado da solo. Magari non dico neppure dove vado. Se devo morire, almeno voglio morire in silenzio, senza lasciare troppi ricordi, senza troppe stronzate. 
E comunque c’è chi muore giorno dopo giorno sulla sedia del lavoro. Invecchiando e morendo ogni attimo ad una velocità spaventosa.  

Le nostre vite sono sempre inutili. Viviamo pochissimo. E se credete sul serio che si vive meglio dopo essere morti, dovreste correre ad impiccarvi subito.
La vita va vissuta come meglio credi, e questo è quanto.

Tento il salto e va bene. Arrivo in sosta ancora sotto shock. Piazzo un nut in una fessura che so benissimo che non reggerà se volo. Guardo giù e non vedo nulla. I miei soci sono sotto di trenta metri. Quando arrivo in sosta non riesco neppure ad urlare. Dico, cazzo si. E respiro. Poi recupero Carmo, che ha seri problemi a salire, è esausto.
Mentre lo recupero guardo al tiro dopo. Mi aspettano ancora delle difficoltà alte, e non vedo l’ora di provare. 
Quando Carmo arriva da me e si mette in long mi dice “dobbiamo scendere.” Un colpo al cuore. No dico. No col cazzo.
Questo non lo avevo proprio messo in conto.

E forse alla fine ci si ricorda meglio le volte in cui devi rinunciare, le sconfitte. E forse delle volte, a ripensarci, è stato meglio così. Che se fossi stato da solo anche quella volta, forse a casa non ci saresti neanche tornato.

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