IVAN CUDIN . Il più forte italiano nella 24 ore pista

Ha corso 666  giri sulla pista di atletica, domenica scorsa, a Taipei. 266,702 chilometri. I giri del diavolo. Nuovo record italiano sulla distanza delle 24 ore. Ha già vinto due Spartathlon, chiudendo sotto le 23 ore, cosa riuscita solo a Scott Jurek, altro mio personale idolo. Quest’anno alla Spartathlon ha fatto terzo. E’ campione europeo 24 ore e corre i 100km in 7 ore e 8 minuti. 

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Credo che sfortunatamente non saprò mai cosa significa correre per tutto quel tempo. Sono un atleta mediocre, oltre che una persona mediocre, e non credo sarò mai in grado di avere l’intelligenza per una corsa così. Al di là della prestazione assurda,(non voglio neppure calcolare la media che è riuscito a tenere nel corso della gara perché sarebbe imbarazzante),voglio solo dire solo una parola su Ivan Cudin.
Affascinante. Mi piacerebbe capire come si riesce a convivere con una passione così totale, con una fatica così enorme. Voglio dire, credo di aver sperimentato bene la sensazione di sentirsi inadatti, anzi, per essere precisi, è tutta la vita che sono un disadattato. Ma cazzo, correre per 24 ore su pista, è una cosa abbastanza radicale, difficile da capire anche per un ultrarunner.
Provo a immaginare la resistenza psicologica per sopportare una corsa del genere, che per gran parte delle persone non ha senso. Anzi, probabilmente tutto ciò che Cudin ha creato con la fatica, la sofferenza e la distanza, non hanno alcun senso per gran parte delle persone. 
L’umanità è composta da piccole persone convinte che la loro esistenza sia necessaria a qualcosa.
Correre 24 ore su una pista è una delle cose più sensate al mondo.

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