30. 04. 2014 ogni nuovo inizio.

Mentre guido verso Busto penso che non ho mai guardato cosa c’è sotto questa fasciatura e non so cosa aspettarmi. Qualcuno ha detto che le cicatrici piacciono alle ragazze, ma non ricordo chi fosse. 
Credo fosse Bart Simpson. 

Passo tramite le pianure enormi piatte, sotto la pioggia battente. Mi fanno sempre strano queste distese di campi di riso allagati e verde e marrone e colori appannati a perdita d’occhio senza orizzonte. Non credo potrei mai vivere in una flatland, anche solo passarci attraverso è una strana sensazione: sembra di viaggiare per ore e non andare da nessuna parte.

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Ascolto lo stesso cd dei Raein che è nella mia macchina da qualche mese, e non ho mai voglia di cambiare.

In ambulatorio l’infermiera toglie la fasciatura, mi si è strappato un solo punto su cinque, direi oltre le aspettative, significa che sono riuscito a stare quasi sempre fermo. Bravo, mi dico. Se non riesco a fare cazzate per i prossimi mesi, e non devo operare anche l’altro, è andata. Intanto ho messo un bel primo step, poi si vedrà. 
Il taglietto comunque è piccolissimo, si vede appena. Il ginocchio è un po’ gonfio, ma niente di preoccupante. 

Questione di poche decine di minuti e sono di nuovo in macchina. Guido col volante dritto, lasciando scorrere i pensieri. Penso alle gare, a quanti posti vorrei ancora vedere, rifletto su un mucchio di cose in un tempo inqualificabile, mentre guido nel piatto con poche increspature. Più mi dico di non pensare alle corse più ci penso. 

Ascolto i Raein per l’ennesima volta, cantando senza accorgermi e penso che sarebbe ora di cambiare ‘sto dannato CD. Però non lo faccio. 

“Di fronte al mare aperto di ogni nuovo inizio, pensare così forte che tutti possano sentire.”
                                                                           

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