Addio Milano

non mi mancherà arrivare in centrale. camminare in quel posto sempre coi lavori in corso, camminare fra i barboni, i pendolari, gli uomini attaccati al cellulare o alla sigaretta gli sbirri, i venditori abusivi, gli schiavi di dio e i regolari con gli occhi come biglie nere. non mi mancherà il puzzo di piscio prima della metro, gli imbecilli dentro i gabbiotti pagati per non fare un cazzo, quelli con scritto sicurezza ferroviaria, quelli che ti tirano una gomitata mentre entrano e quelli che ti tirano una gomitata mentre escono. Non mi mancherà il tanfo di sudore, la puzza dei profumi costosi e le facce delle ragazze che si squagliano. Non mi mancherà uscire e non vedere neppure un panettiere che fa il pane, non poter prendere una bottiglietta d’acqua a meno di un euro.
Non mi mancheranno di sicuro la puzza di tumori dello smog. Le macchine enormi con nomi come Freemont, Cayenne o Land Rover incolonnate in fila. Non mi mancheranno tutti quei pesantissimi ammassi di ferraglia che compensano l’insicurezza degli uomini con il buco dell’ozono, non le macchine con seduti dentro gli stronzi sui loro culi.
Nemmeno camminare sempre sull’asfalto grigio. I parchi che non esistono, il fatto che alle persone piace la natura se è creata dall’uomo, sterilizzata, resa innocua, sedata, anestetizzata, violentata, stuprata e ricostruita secondo i loro interessi. I parchi che non esistono. I cani tristi che vorrebbero un prato vero, i bambini tristi che vorrebbero un prato vero, le persone tristi che si sentono felici perché hanno un carroarmato sotto il culo da trentamila euro. 
Non mi mancherà entrare in ufficio. Non sentire il rumore del vento e la sensazione del freddo in  faccia perché come al solito sto seduto dentro e guardo fuori le giornate rannicchiarsi e morire. non il fatto che la stupidità è dittatura, la mediocrità legge, l’ignoranza orgoglio, l’ambizione arrivismo, il potere comando, l’insicurezza cattiveria e la cattiveria un vezzo. Non mi mancheranno le persone che etichettano le altre come sociopatiche e non hanno amici, quando parlano gli altri sospirano,sbuffano, bestemmiano o inghiottiscono la saliva. non i finti sorrisi, i tacchi alti e i vestiti per farsi notare: in una gabbia di pappagalli anche il più colorato è un pappagallo come un altro. La moda e il fatto che le persone continuano a dire di qunto sia bello vivere lì; il fatto che qualcuno lo pensi sul serio.
I soldi, il fatto che decidano ogni cosa per loro, il fatto che coi soldi dipenda quanto vali, che una borsetta valga più della miseria. che si lamenta chi no ha un cazzo da fare, che chi non ha un cazzo da dire continua a parlare sempre ad alta voce.
Il fatto che tutti siano sempre convinti di aver ragione, a cui non frega un cazzo dell’ambiente, degli animali, di qualsiasi cosa a eccezione del loro cazzo di cellulare. i dipendenti dal cellulare, i dipendenti da cocaina, i dipendenti dalla figa, i dipendenti dalla stupidità, i dipendenti dal lusso miserabile, i dipendenti dai luoghi comuni, i dipendenti da se stessi.
Non vorrò mai ricordare com’è andare in giro in skate nel rumore delle macchine, parlare col rumore delle macchine, sorridere col rumore delle macchine e mangiare col rumore delle macchine. Non mi mancheranno i punk finti, le persone finte, le ragazze finte, la troppa plastica ovunque, i locali finti e tutta questa finzione e questa plastica e questa illusione che tutto vada bene e tutto è così importante. Il fatto che le persone si sentano al centro del mondo, mentre Milano è una città morta, dove nessuno vorrebbe vivere e dove invece di provare a cambiare le persone preferiscono vivere da numeri passivi senza farsi domande. 
Non mi mancherà il fatto che le persone passano più tempo col portafoglio in mano che a parlare, la ciclabile dove dentro ci sono i motorini parcheggiati, i navigli e le altre fogne puzzolenti a cielo aperto, il duomo e le altre stronzate per turisti per i portachiavi. 

Non mi mancherai molto Milano. 
Non mi hai lasciato molto e io non ti ho lasciato niente. Ho conosciuto un tot di gente veramente in gamba, un tot veramente di merda. Ho avuto giorni felici (pause pranzo felici), fatto cose divertenti e un giorno ho anche visto una ragazza con la scritta “Black Flag” sulla maglia, che mi ha sorriso.
Ma in realtà non era la maglia dei Black Flag.
E probabilmente aveva una paralisi facciale e non stava ridendo.

Addio Milano. Me ne vado più o meno come sono arrivato, solo un po’ peggio. solo  col dito medio alzato.
Spero di non rivederti mai più, ma so che è reciproco.
Ti ho dedicato una lettera, e spero non avrai letto tutta questa rottura di palle fino a questa punto.
Se l’hai fatto, ho appena dimostrato che sei stupida.

Peace.
si torna ad essere paco.

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