Maturità.

Penso solo a raggiungere quello stato mentale. Se superi una certa soglia di fatica, il dolore non ha più consistenza, entri in una dimensione in cui niente è poi così rilevante e tutto diventa più bello. Se non nasci felice devi imparare a procurarti la tua felicità. 
I professori mi inculcano ogni giorno la convinzione che sono incapace. Mi spiace per i miei. Smetto di comprare i libri di matematica in terzo superiore.La matematica non mi piace, la professoressa mi fa sentire sempre una merda. Odia il fatto che ho delle magliette punk, è convinta che mi drogo e che sia un casinista, non fa che ripeterlo ai miei. Mia madre un giorno mi dice di non fumare le canne – non ho mai fumato in vita mia perché significherebbe andare più piano i bici- e mentre l’ascolto guardo fuori della finestra e penso che un altro pomeriggio se ne sta andando e non farò in tempo ad andare in bicicletta a sufficienza per rendere le mie gambe due estremità senza energia, e che la notte sognerò i numeri. Io quando la notte ho gli incubi sogno i numeri. Non li sopporto. Mi mangiano vivo e mi fanno venire il mal di testa. Per me non servono a spiegare nulla di quello che penso. Sono uno dei 5 ragazzi della classe di liceo, l’unico che è stato mandato fuori della porta da un professore. Il giorno in cui è morto mio nonno ho guardato fuori della finestra e ho pensato che mai nessuno mi ridarà indietro tutte le mattine della mia vita e mi sono sentito triste. Attorno a me tutti chiacchierano di  cose a cui non riesco a interessarmi. Scopare, le nuove scarpe nike, bere, chi si è fatto chi. Io sono un disadattato. La prof mi vede leggere un libro sotto il banco e mi dice di smetterla. Io dico di si poi ricomincio. Leggo una fanzine punk che ho trovato per terra in uno dei miei pellegrinaggi segreti a Bologna. Mi scopre ancora a leggere e mi dice di andare fuori della porta. Io la guardo e tutti fanno casino e nessuno si accorge di nulla. Poi lei mi urla di uscire e tutti stanno zitti e guardano lei fissa e me, ma senza mettermi gli occhi addosso. Io prendo lo zaino e me ne vado, ma invece di andare dalle bidelle corro giù per le scale e scappo via. Arrivo a casa i miei non sono ancora arrivati. Prendo la bici e pedalo per 150 km sulle colline che al mattino sono bellissime e osservo gli alberi e le nuvole e sto bene, ma quando torno a casa i miei hanno quell’espressione da “ci hai deluso” e a me dispiace tantissimo. Da quel giorno studio in continuazione. Torno a casa e non faccio pranzo. Metto i pantaloncini da ciclista direttamente sotto i jeans. Scendo dal bus e corro a casa. Apro la porta, mi spoglio, infilo maglia, casco e scarpine che tengo sempre pulite e corro in bici. Sto fuori circa tre ore, vedo posti nuovi, imparo la libertà. Doccia veloce e mi chiudo sui libri, ce la metto tutta, fino a sera. Imparo molte cose. Leggo libri fuori programma di cui a nessuno interesserà mai nulla, imparo che se arrivo al punto in cui non sono più capace di salire le scale per il mal di gambe posso studiare e leggere tutta la notte, e il mattino a scuola ascoltare i professori, e riuscire a provare il minimo interesse per i problemi che tutti quelli come me trovano enormi, i voti, le etichette e tutto il resto, e a sentirmi quasi normale. Leggo e studio, i voti non migliorano mai. I professori mi fanno capire che sono stupido, e alla fine imparo finalmente a capirlo anche io. Se rompi una cosa non la ripari, i voti non saranno mai più che sufficienti. Preparo l’esame di stato incastrando i libri sul manubrio della bici da spinning in palestra. Antonello, il tipo che gestisce la palestra, mi lascia libera la sala. Metto un CD, piazzo il libro sulle corna e studio altre tre ore, dalle otto alle undici, mentre pedalo a 115 ripetizioni al minuto. Il sudore mi gocciola giù dal naso sui libri, io pedalo e chiudo gli occhi quando non ne posso più, poi li riapro e ricomincio a leggere. Io continuo ad essere un disadattato finché non arrivo a quel punto. Forse l’unica cosa che so fare è sopportare la fatica. Sono convinto che il fisico può sopportare ancora parecchio di più. I muscoli si contraggono, i tendini si tirano, la bocca aperta cerca ossigeno. Io rimango me.
Pedalo ancora di più. La musica diventa solo un rumore lontano. Pedalo ancora di più. Le loro cose diventano quasi importanti. Studia per l’esame in cui assegnano un voto alla tua maturità. Pedalo più forte. Non risolvo  proprio niente ma tutto è risolto.
Quando Antonello mi spedisce a fare la doccia perché deve chiudere la palestra gli dico grazie e lo saluto con un sorriso. 
Una volta mi chiede come faccio a studiare mentre pedalo e io gli rispondo che è l’unico modo.
L’unico modo.

All’esame di maturità mi danno 72.

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