Morocco trip part #2

Fotografie. Voglio dire, sono sempre stato molto appassionato delle diatribe che ne conseguono. Fotografare è arte? è realismo? anche le fotografie degli amatori? chi è un artista? 
e, a prescindere da tutte queste seghe mentali mi è sempre piaciuto far foto, per il fatto che, a differenza della scrittura e dei disegni che richiedono tanto di me stesso (e che quindi se produco qualcosa che mi “chiede troppo” di solito la strappo) non mi importa se qualcuno le vede. E’ difficile guardare dagli occhi degli altri e capirlo dalle foto, che sostanzialmente parlano della realtà esteriore. Inoltre, dopo che mi hanno fottuto la macchina a Seattle, ci avevo messo una X sopra. 

Qui in Marocco però mi sono trovato una macchina in mano, e devo dire che un po’ mi è tornata la voglia. Anche se ci sto approcciando con la stessa tecnica con cui ci si prova con le ragazze di Trento: l’indifferenza glaciale. 

Detto ciò, ecco un po’ di cose che ho visto in questi giorni:

La strada. Trovi gente di qualsiasi tipo. Macchinoni, autobus scoperchiati pieni di gente, uno che stringe tre galline al collo. Uno su un mulo. Gente in motorino quasi sempre col casco. In strada c si va con qualsiasi mezzo

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Qui nel più grande stabilimento di fosfati in Marocco. Veramente grosso e brutto, fa stano passarci a fianco.

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Poi sono arrivato a Loulluaidia. Un posto assurdo e magnifico, dove ho fatto longboard come non ci fosse un domani. Ho preso l’onda più grossa della mia vita, spezzando quasi la tavola e rischiando di annegare (il leash mi ha riportato sotto l’onda prima di riuscire a respirare). Era enorme sul serio, e i (due) locals veramente radicali (e molto più forti di me) mi hanno urlato incitandomi e alzando i pollici. Devo dire che mi sono gasato parecchio. Una volta rimessi i piedi in terra ho pensato che la prossima volta devo prenderne una ancora più grossa.

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Un bel selfie sovraesposto.

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Poi ancora mercati in strada dove fare il pieno di frutta e verdura

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il mercato in spiaggia

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e poi tornato dai miei è partita la sfida con mio babbo. “scommetto che non riesci ad andare con lo skim board. Io ci ho fatto un cristo della madonna” ( traduzione: sono caduto accidentalmente e ho sbattuto molto forte in terra). 
Mi spiace babbo, scommessa persa.

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