Morocco Trip part #4

e qui, come avevo già detto è Essaouira. Un paese piuttosto bruciato dal sole e decisamente battuto dal vento. Il posto spettacolare per chi fa kite, e windsurf. Ci ho passato un paio di notti, poi ho ripreso la macchina e mi sono sparato il ritorno a “casa”, passando però dall’interno e non dalla costa. Schivando i petit taxi che viaggiavano in centro corsia, qualsiasi tipo di ciclomotore, ciclo e carretti trainati con muli che andavano sulla strada bianca al lato, sotto gli eucalipti, mentre i tipi dormivano seduti o stesi sul carretto. 

Ora di tornare. Boh, è strano. Da una parte mi sembra di essere qui da tanto, dall’altra sono anche contento di tornare. Cioè, si dai, dico sempre così a fine viaggio, forse per convincermi. 

Che altro dire, il Marocco è uno stato mentale. Spesso complicato, a volte richiede buona volontà, ma a me ha ripagato e dato tanto. Quando pensi a quanto tempo perdiamo nelle nostre stronzate occidentali che abbiamo creato per immobilizzarci su una sedia per smettere di pensare (ora sono al pc, per esempio). Quando ti rendi conto che anche qui esistono dei supermercati con 15 tipi diversi di ketchup e una linea di parrucchieri da fighetti ( io mi sono tagliato oggi da un barbiere/parucchiere/macellaio/moltealtrecose e mi sembra abbia fatto un buon lavoro) e ti chiedi quanto superflui e nocivi  possiamo essere con le nostre stronzate. Quando realizzi che a casa, in un paese sperduto nelle colline delle Marche, dove l’autostrada più vicina è a 70 km e le persone nel 2014 sparano ai cinghiali per divertimento e si ritengono “evolute”, dove le persone passano il tempo a lavare la macchina con la cera, a pomparsi i muscoli in palestra e a rincorrere quello che la società gli ha detto di fare e si sentono intelligentissimi, ti dici che, forse, saresti rimasto.

Rimasto nello stato mentale dove i bicchieri non saranno lavati col detersivo, ma almeno i pomodori sanno di pomodori.

E pensi che il forse è quasi un “alla grande”.

Arrivo ad Essaouira.

Nei vicoli della città il mattino presto.

Thè.

Uno dei tanti negozi di artigianato e finto artigianato.

Sopra le mura.

Scatto rubato ad un artigiano del legno nella sua bottega.

Locals.

Il ritorno, fra deserti

ed eucalipti. 
E bambini con meno di dieci anni che sono pastori e fanno attraversare di corsa un fiume di pecore.

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