bella ciao, arco di trento.

Me ne sto a guardare le nuvole che se ne vanno che mi suggeriscono di non pensare alle colline. Dietro, almeno da quanto so, dovrebbero esserci le montagne. Io mi sparo altre 10 trazioni. Sento i bicipiti bruciare e anche tutti gli altri muscoli che ultimamente trovo esageratamente brutti e grossi e che non ho mai usato perché ho sempre considerato inutili. Mi basterebbero due gambe per correre, mi sembra di volere così poco. Ho passato tutto il giorno a pensare alle persone con cui non parlo più. Qui in Veneto la cadenza di molte parole è simile a quella di Trento. So che mi sto imponendo di vedere le persone altre persone e non va bene. Le cose passano e devi essere bravo a lasciarle andare dalle mani. Le cicatrici restano, ma sono solo i segni del passato. Non ho mai creduto che si possa andare oltre le cose. La corsa in montagna ti insegna che non puoi farci niente, se arriva la pioggia,la prendi. Se arriva la neve, o il sole che ti scotta, lo prendi. 

E’ bello avere degli amici di Trento non troppo lontani da qui. Quando mi trovo con loro il tempo sembra non essersi dilatato. Sabato abbiamo fatto la via “bella ciao” ad Arco, bellissima. Una via di placca con dei passaggi molto “mentali” dove gli spit sembrano lontanissimi. ho avuto un momento in cui sarei voluto scendere. Mi ero impuntato a provare un passaggio senza riuscire da un parte. Sono sceso un passo. Cazzo che lontano, se volo mi apro tutto. Vezza mi ha consigliato di respirare, ci ho riprovato, nulla. Arrampicare per me è difficile perché non è uno sport in cui essere testardi aiuta. Cazzo, di qui non si passa, se scendi e prendi un po’ più in là riesci. Devi mantenere la testa aperta e guardarti attorno, essere aperto al cambiamento. Alla fine non è solo questione di resistere, soprattutto se come me non hai un cazzo di forza. è difficile perché è più di intuizione che di perseveranza. Una delle cose che mi manca della corsa è che quando tutto va male la cosa migliore che puoi fare è impedirti di pensare e continuare ad andare avanti. 

Nella via accanto la mia Jappo, che è in cordata con Baffo, fa un volo enorme, fra i 10 e i 15 metri. Assurdo. Fosse successo a me avrei fatto le doppie e sarei sceso. 

Confusione. Silenzio. 
Che bello l’autunno. Svegliarsi e pedalare nella nebbia morbida un po’ umidiccia. La grazia degli alberi che si lasciano scoprire piano. Ho speso gran parte della mia vita da solo fra gli alberi e in montagna e ancora mi sembra di non conoscere quasi niente. Immagino sia bello anche con le persone, anche se non mi succede. 
Io forse sto meglio da solo a guardare gli alberi che perdono le foglie

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