27 anni. Presanella. Festeggiamenti

Tanto non riesco a dormire, quindi mi alzo e mi cambio. Schiaccio la leva del pedale fino in fondo, le braccia dritte e supero la Valsugana che è ancora buio. Poi proseguo finché non vedo la Presanella. Cazzo che bello, ho passato gli ultimi giorni a pensare a questa montagna. 

Scendo dalla macchina e mi carico lo zaino sulle spalle. Guardo basso, non dico una parola. Ho un peso sulla schiena enorme e sono abituato ad averlo con me. 

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Il profumo dei boschi le foglie cadono e gli alberi si lasciano andare all’inverno. Io guardo basso finché non trovo la neve, a quota 1800 metri. In tanti mi hanno detto che è un suicidio tentare la Presanella in questo periodo io ho sempre detto si in effetti, ma in realtà avevo una stracazzo di voglia di andare. Nessuno mi dice mai non guidare tre ore ai cento all’ora che è pericoloso, invece se vado in montagna provano sempre a farmi terrorismo psicologico. Immagino che la mancanza di empatia e di condivisione siano la causa di queste seghe mentali. è difficile spiegare la voglia che ti spinge a fare qualcosa che ti piace. Di inutile, meravigliosamente inutile e superfluo. 

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Trovo la neve e qualcuno deve essere passato qualche giorno prima. Arrivo al Denza, piuttosto spompato, sicuro che dovrò farmi la notte fuori. invece lo trovo aperto e per poco non mi commuovo. Favoloso. Lo considero un regalo di compleanno. 

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Inizio a sistemarmi un attimo i piedi già rovinati e pieni di vesciche e poi bevo un pò. Ho considerato 4 litri d’acqua per due giorni di scialpinismo, due barrette di cioccolata, tre mandarini e due pacchetti di crackers. Quando correvo con una scorta di cibo così potevo andare avanti tre giorni, ora mi accorgo che non riesco più. Sto morendo di sete e ho fame. 
Esco un attimo al fresco per fare la pipì e noto che la vetta sembra aprirsi. Corro a infilare le pelli e inizio a salire. La traccia non c’è più, nessuno si è spinto oltre, sprofondo alle caviglie, ma ci do dentro. Dopo 300 metri di dislivello sono spompato e mi accorgo che sto ascoltando una canzone dei fine before you came che nemmeno mi piace. La vetta rimane coperta di nebbia, tempo di tornare. 

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Mi metto a leggere e ad ascoltare musica. A respirare. A pensare. A fare tutte quelle cose che ogni giorno mi dimentico di fare. Mi rendo conto che ho 27 cazzo di anni. Che fuori arriva il buio e fa un freddo cane. Che non so fare un cazzo di niente, che non valgo un cazzo di niente, ma che sono felicissimo di essere dove sono. 

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Mi sveglio verso le cinque. Illumino con la frontale la traccia battuta. Non ho i calzini, avendo i piedi pieni di vesciche ho pensato che la causa fossero i calzini, il fatto di non esserci abituato. Peccato non avere un po’ di garza per fasciarli, ma alla fine è il minore dei problemi. Io sono sempre in giro da solo. Il che significa che puoi cantare una canzone a squarciagola nel buio e non sentirti stupido. Che puoi vedere un buchetto e renderti conto con orrore che è un crepaccio e non vedi dove finisce. che se sbagli qualcosa non torni a casa. 

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ma questo è il bello e il brutto di essere da soli. Non hai altre responsabilità che di te stesso. Per una volta nella vita non devi pensare a come dovresti essere. Penso che potrebbe venir giù una valanga, che mi basterebbe una stupida gamba rotta per mettermi sul serio nei casini. Poi scoppio a ridere perché arriva l’alba e in realtà non me ne frega un cazzo. Bisogna essere felici e non pensare sempre a quanto è importante la nostra vita per noi. Sono solo stronzate che ci hanno inculcato incartate nello specismo e nella convinzione che l’uomo sia al centro di tutto. Se dovessi morire non cambierebbe un cazzo di nulla in nessun modo. Le persone continuerebbero a fare quello che hanno sempre fatto e tutto sarebbe uguale a prima. Sono felicissimo, ho un ghiacciaio intero per me e ora voglio arrivare in cima a quella cavolo di bellissima e affascinante vetta. 

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Arrivo a quota 3000 e c’è nebbia fitta e nevica forte. Il vento mi taglia la faccia. Decido di proseguire, ma ad un certo punto mi rendo conto che non riesco a vedere più giù delle ginocchia. Dai dio cane. inizio a pensare a quanto manca poco, anche se il prossimo pezzo è bello esposto e sul serio se stendo un braccio vedo a malapena oltre i gomiti. La cosa assurda è che dietro di me c’è visibilità. Mi siedo e scavo una piccola buca per ripararmi dal freddo e aspettare. Se apre un attimo salgo al volo in cima. 

Invece un cazzo. Mi stendo e vorrei incazzarmi vorrei urlare. Mi lascio andare un attimo e prendo tutto il freddo e la nebbia e la neve che arriva. prendo qualsiasi cosa e poi la accetto con gratitudine.

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Il mondo non è un centro di esaurimento desideri. Scarto la merendina di compleanno con le mani piene di freddo. Non utilizzo guanti da una vita, tranne quelli che mi aveva regalato l’Angi anni fa, superleggeri. Fa freddo e mangio questa merendina mezza congelata, con gli occhi chiusi e il rumore del vento che mi sposta e il cappuccio che mi sbatte sulla bocca. Buon compleanno testa di cazzo penso ma poi mi viene da ridere. Va tutto bene e i pensieri si sono congelati e depositati per terra in un mucchio. 

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le cose non succedono e accetto questa cosa come un insegnamento. La montagna mette sempre a nudo la mia mediocrità e la fatica ne accentua i confini. So che potrei spremere il mio corpo ancora parecchio prima di vederlo stramazzare per terra e dover rinunciare per il cattivo tempo ha il gusto di rimorsi il giorno dopo. Ma questa volta sono davvero felice, è tutto diverso. 

Strappo via le pelli, butto tutto nello zaino e scendo giù tirando delle curve nella neve altissima. 

Penso che è il mio compleanno. Uno dei giorni più del cazzo dell’anno. e sono contento di averlo festeggiato così.

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ps: spero che mia mamma non leggerà queste ultime righe. Durante il ritorno ho rischiato sul serio di ammazzarmi. Ho dovuto fare dei traversi reggendomi sulla punta di una picca, che entrava meno di un centimetro nel giaccio con sotto un dirupo di centinaia di metri. Mi sono detto così tante volte di essere un coglione che alla fine era diventato un mantra. Ho traversato un ponte di legno pieno di neve ghiacciata sospeso nel vuoto e ho fatto un altro traverso dove mi è scivolato un po’ il piede e ho sentito il sapore della paura in gola. Sono rimasto immobile a respirare per 10 minuti buoni prima di avere le palle di rifare quel passo e tirarmi fuori da quella situazione.

Ma, tutto sommato ho riportato la pelle a casa. Incredibile. Se mi avessero detto che sarei arrivato a 27 anni mi sarei fatto una risata. Live fast die young.
chissà cosa intendevano per young. 

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