Oceanman

Fede un giorno dice “e vivremo finalmente la nostra vita scalzi e all’aria aperta”. Era uno dei tanti giorni in cui parlavamo del futuro con una birra in mano e la città sotto di noi che dormiva al buio.
Lui adesso è in Sri Lanka a surfare, io lavoro per un’azienda di scarpe. 

La tendinite da ufficio al gomito e all’indice pulsa di dolore e mi ricorda che fra poco sarò finalmente fuori. Cinque e mezzo, prendo la mia borsetta, spengo il computer che mi ha bruciato 3 gradi di vista da quando sono qui (me lo hanno detto dalla visita medica per il certificato) e corro dondolante alla macchina. 
La vita da ufficio mi sta logorando. L’uomo non è fatto per vivere seduto sul culo, per bruciarsi gli occhi su uno schermo, toccare solo un mouse, non poter parlare tutto il giorno, non potersi esprimere, parlare al telefono e respirare l’aria climatizzata finta, i termosifoni e essere illuminato dalle luci al neon. Abbiamo annullato anni di evoluzione e di percezione dei sensi e le persone si stupiscono quando stanno male.
Non sono io ad essere strano. Sono le persone come il dottore che mi dice che dovrei smettere di arrampicare per farmi passare la tendinite ad essere il problema. Sarebbe più intelligente smettere tutto il resto prima, e continuare ad arrampicare testa di cazzo, penso. 

Dopo 4 ore c’è il lago d’Orta. C’è anche Ander con me. Si era detto disponibile a farsi un giro con me se avessi deciso di fare questa gara, e sono contento sia venuto. Io credo che Ander nutra un sano godimento nel vedermi soffrire, rischiare di ammazzarmi o farmi male e impegnarmi nelle mie stronzate. Potrei ricordare almeno una dozzina di volte in cui ho rischiato di farmi seriamente male e lui era lì. Un giorno ho saltato un fosso altissimo per scommessa, rischiando di farmi saltare le caviglie. Se lo avessi fatto avrei vinto un gelato. Erano i giorni degli esami di maturità. 
Non era stato un atteggiamento molto maturo in effetti. 

Smontiamo la tenda e in poco siamo stesi sui materassini. Il tramonto scende sul lago ed è bello essere qui. Non sono assolutamente in vena di nuotare, l’acqua non è il mio elemento, non ho idea di quanti siano 15 km e la mia preparazione sono due allenamenti in piscina. Uno di 5 km di fila fatti a Trento un giorno in cui ero emotivamente instabile (avevo incontrato la mamma di Angela al mattino) e uno di 100 vasche (un paio di km) in piscina a Montebelluna, dopo che mi avevano cacciato dalla vasca in quanto era finito il “turno di nuoto” (un ora/ un’ora e mezzo)…e si.. funziona così da queste parti..paghi 7 euro e stai dentro un’ora con altre 10 persone in vasca.. no comment. 
Ad ogni modo nulla, non sono allenato, sono stato seduto troppe ore e non avendo partecipato al briefing ho solo una vaga idea dell’orario di inizio della gara e di dove dovrebbe essere il posto.

image

Mi sarei potuto informare. Mi sarei potuto allenare. Avrei potuto fare un sacco di cose è vero. Ma se passi il tempo a chiederti cosa avresti potuto fare meglio ti ritrovi steso sul pavimento con sapore di alcool rancido e illusioni infrante in bocca. 
E quindi nulla. Mi sveglio, stropiccio gli occhi scrocchio le vertebre e faccio pipì. Faccio con calma, troviamo un parcheggio lontanissimo e mi accorgo di essermi dimenticato gli occhialini. Ritorno in macchina a prenderli e quando scendo scopro che il battello per portare gli atleti alla partenza è già partito. 

Risaliamo in macchina e andiamo. – Giusto per la cronaca. La oceanman costa 80 euro, il pacco gara consiste in una cuffia e una (pinza per spaghetti!?!?). Tutto. Organizzazione ridicola: una boa ogni chilometro (15 boe in tutto) e basta. Diciamo che hanno ancora molta strada da fare sotto l’aspetto organizzativo.
Infilo la muta in macchina mentre Ander segue il navigatore, arrivo e mi butto in acqua. Quando scendo e vedo gli altri riscaldarsi realizzo che sto per nuotare 15 km. Per me non ha senso riscaldarmi, ho tutto il tempo in gara per farlo. Mi metto in un posto in disparte e mi metto a respirare. Chiudo gli occhi e dico a me stesso. non hai nessuna possibilità di finirla. Sei bravo a soffrire. Stai rilassato, soffri. Devi solo prendere tutto quello che viene. 

image

Poi si parte. Gli elite schizzano via con un passo che non terrei neppure nei 100 metri. Io rimango nel gruppone e fra un calcio e una bracciata dopo mezz’ora mi trovo in scia a due tipi e una tipa. 
Nel lago la visibilità è scarsa. Dopo qualche serie di bracciate che faccio a testa bassa mi accorgo che i tipi sono qualche metro alla mia destra. Decido di cambiare traiettoria per andare a prenderli, ma si forma un vuoto di dieci metri. Ora, una delle prime cose che imparo del nuoto in acque libere è che non è come nel ciclismo. Se prendi 10 metri da qualcuno ci metterai molto a riprenderli. Se vedi qualcuno 10 metri da te non devi andare a riprenderlo per metterti in scia. 
Da questo punto inizia il casino. Terrorizzato dall’essere fuori traiettoria inizio a puntare gruppetti qua e la ma non riesco a raggiungere nessuno e continuo a zigzagare a caso. 
Sembra che tutti abbiano un gruppetto e dopo poco mi ritrovo da solo, devo alzare la testa di frequente per vedere dove mi trovo. 

image

Problema 2. Non vedo le boe. Una ogni chilometro, con i problemi di vista e gli occhialini significa impossibilità di avere una rotta da seguire. Problema 3 e 4: siamo sempre controcorrente e se alzi la testa quel tanto che basta come fai in piscina continui a bere e soprattutto non so pisciare mentre nuoto. Quindi devo fermarmi, e, muovendo le braccia, fare la pipì e poi ripartire. Questo si rivela un grosso problema dal momento che mentre sono fermo a pisciare molti altri gruppetti mi superano e se ne vanno. Entro in un pessimo loop. Il freddo mi inizia a prendere la testa e le braccia. Non ci capisco più nulla. Annaspo fino al quinto km. Arrivo al pontile del ristoro, dico ad Ander che non ci capisco un cazzo di nulla e non so che fare. Mi caccio in bocca due pezzi di banana e un gel e riparto. E prima di rimettere la testa sott’acqua ho giusto il tempo di sentire Ander dche dice “guarda che sono altri 5 km socio…” 

image

Rilassa queste cazzo di spalle testa di cazzo mi ripeto. devi rilassare le cazzo di spalle testa di cazzo. Lo ripeto come un mantra. Continuo a bere acqua e dopo poco arriva la nausea. Dopo 6 o 7 km, quando le spalle iniziano ad essere prese dai crampi, inizio a pensare realmente a cosa ci sto facendo qui dentro. Il corpo, dopo tanto tempo nell’acqua perde l’orientamento e quindi inizi a sentire uno strano cerchio in testa. Ho freddo. Alle spalle, al collo e al naso. E in questo sport faccio fatica a concentrarmi sui miei pensieri. Il fatto è che devo respirare. Posso perdermi nei miei pensieri, ma poi devo alzare la testa di nuovo per respirare, e questo mi fa tornare alla realtà. Non è come nella corsa, non è come nient’altro. Ci sei tu che sbatti le braccia sull’acqua, l’andatura lentissima e la testa nell’acqua il corpo nell’acqua. Basta. 

Poi, quando sono nel bel mezzo del mio loop negativo riesco finalmente a mettere in pratica il mio mantra. Mi fermo a far pipì e mi rendo conto che dietro di me non c’è praticamente più nessuno. Mi dico sei in un cazzo di lago da solo, la corrente mi rimanda indietro e non vedo la boa avanti. Ho le spalle che fanno male, un freddo idiota sulle zone non coperte dalla muta (ho scoperto dopo che è stato perché mi ero ustionato dal sole e poi col meteo peggiorato sentivo l’acqua gelida). Allora rimetto la testa sotto l’acqua e ricomincio a nuotare. Fanculo alla traiettoria, al ritmo giusto. Fanculo al freddo, fanculo al vomito, fanculo la nausea, fanculo alle spalle. Rilassati. 

image

Quando ho preso un bel ritmo sento le onde diventare più alte. Alzo la testa e c’è il canotto dei vigili del fuco sopra di me.
“Ragazzo sei un chilometro fuori traiettoria” dicono.
“Ok. Da che parte devo andare?” chiedo
“Sarebbe laggiù” mi dice puntando col dito. “Sei sicuro di voler continuare?”
“Se per te è un problema ti restituisco la boa e vado avanti da solo.”
“Tranquillo. Ma sei sicuro di voler andare avanti?” ripete
“Sono qui per soffrire.” gli rispondo e ricomincio a nuotare.

image

Tiro dritto e i vigili del fuoco mi affiancano altre tre o quattro volte. Grazie a dio non ho con le un gps sennò avrei saputo quanti km in più o nuotato. 
Arrivo al secondo ristoro e trovo Ander in piedi. Poverino, mi fa pena che deve aspettarmi tutto questo tempo. 
“Socio ti vedo bene.” mi fa
“Si. O scusa se ti scassi le palle. se vuoi vai all’arrivo e affitta un pedalò per farmi l’incontro” gli dico
“Ma no tranquillo, sono qua sciallo che prendo sole”. (in effetti è diventato fucsia) “Che fai? se vuoi esci e andiamo a svaccarci da qualche parte”
Mi fermo un attimo a pensare. Nel frattempo arrivano gli ultimi 5 della gara che devo aver recuperato nell’ultima frazione. Bevono un gel e ripartono. Penso che potrei provare a raggiungerli, ma poi penso “che si fottano”. vado per la mia strada. Saluto Ander e gli dico che riparto. 

Quello che viene dopo non lo ricordo molto bene. So che sono nell’acqua, tremo dal freddo ho crampi alle gambe e OGNI cazzo di rotazione alle spalle mi procura una fitta dolorosa. 

Sono qui per soffrire e alla fine non sto poi così male. Dopo 12 km di nuoto puoi essere esausto, imparo anche questo. Non faccio più caso a nulla. Non ai Vigili che oramai non mi parlano nemmeno più ma si limitano a indicare una direzione col dito quando mi affiancano. Non al freddo. Non alla fatica. Non ai pensieri che vorrebbero  farmi affondare. Non alle mani bianche dal freddo che faccio finta sia per causa della vaselina. Vado avanti e basta. Male.Male.Male.Male.Male.Respira.Male.Male.Male.Male.Male.Respira. Ripeti. 

Perché devo sempre ridurmi così? mi sto chiedendo quando la boa del 13 km compare davanti a me Perché devo sempre ridurmi così? mi sto chiedendo quando l’ultima boa compare davanti a me. Sono entrato nel loop e la distanza non conta più nulla, continuo solo ad andare. 

Quando esco dall’acqua non lo so se sono felice. Do il pugno ad Ander e mi siedo per terra. Mi sembra di essere partito qualche minuto fa. Non sono in grado di ricordare nulla, l’acqua ha cancellato tutto. Non è come nelle ultra, è tutto diverso. Non lo so se sono stanco. Ho solo freddo e mi fanno male le spalle. Mi stendo al sole un attimo e poi torniamo alla macchina dove mi posso cambiare. Foto di rito per la mamma e gli amici. Mi chiama Marco e mi fa ridere un sacco, mi trasmette allegria, mi chiede come è stato e gli dico orribile, ma mi viene da ridere e alla fine penso che è andata e mi rilasso. Sono nella fase in cui ancora il mio corpo deve farmi pagare il conto e sto bene.

image

Perché devo ridurmi sempre così? mi chiedo mentre sono steso per terra e Ander si sta facendo un bagno rinfrescante e inizio a sentire mal di pancia e al petto. Perché? mi chiede Ander mentre deve guidare lui perché io non riesco a tenere le braccia all’altezza del volante. Perché? mi chiedo quando sono seduto sulla piazzola dell’autogrill con i conati di vomito. Perché? mi chiedo quando non sono in grado di montare la tenda in un parcheggio a Desenzano. Perché? mi chiedo quando non sono in grado di alzare le spalle per infilarmi la felpa da solo. Perché mi chiedo mentre la notte è impossibile dormire per il dolore alle spalle e scrivo a Fede in Sri Lanka. perché perché.

Non so se le cose le facciamo solo per sentirci importanti. Non so se sia egocentrismo o stupidità. Non so se sia curiosità, voglia di capire qualcosa in più su me stesso. Se sia perché mi piace soffrire. La stima delle persone a cui vuoi bene è importante, ma se devo essere sincero, credo ci sia un aspetto molto più intimo,personale e egoista in tutto ciò. 
Non mi interessava nulla della gara. Volevo arrivare ultimo e trovarmi da solo. Questo è quello che volevo. Non mi interessava degli altri. C’è un posto dove riesco a pensare a me stesso e vivere la vita in modo intenso, e spesso quel posto coincide con sofferenza fisica, impegno mentale e totale solitudine. 
Non credo che nuoterò ancora 15 km, o perlomeno, non nell’immediato futuro. Ma a ripensarci, ora che scrivo tenendo i piedi per terra, non è stato poi tanto male. Chissà come deve essere nuotare 30 o 40 km di fila. Chissà.

image

Sei un fottuto pazzo Pacone. Complimenti.
 Fede.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.