una su dieci

“Fai conto che su dieci ragazze otto siano noiose.  Una di esse è brutta. Una è quella carina e interessante.”
“Quindi devi aspettare di conoscere nove persone noiose prima di incontrarne
una interessante?”
“Credo di si. L’ordine però non è stabilito, è la legge dell’una su dieci.”

Stando a uno degli ultimi libri di scienze cognitive che ho
letto esistono due sistemi di pensiero nel nostro cervello. Uno richiede
impegno, energie, ed è quello riflessivo, e ovviamente meno usato. L’altro,
intuitivo e istintivo, è quello più usato ed è il “pilota automatico” con cui
normalmente agiamo.
La differenza è fra – risolvere un problema matematico (non è automatico fare
la moltiplicazione fra due numeri a tre cifre) mentre l’altro è per esempio -se
vedi una persona e capisci al volo se è scazzata o no. Le emozioni appartengono
a questo sistema (spesso soggetto a errori): è il sistema primordiale che ha
permesso all’uomo di sopravvivere alla realtà, orientandosi nel mondo.

Non so come si decide chi sia interessante e chi no. Se si ama fino a fare
sesso o se si fa sesso fino ad amarsi. Può succedere di trovare le persone
noiose per tantissimi motivi. Immagino sia  una mescolanza fra sistema 1 e 2 di
ragionamento.  Un giorno ti può succedere
che guardi negli occhi una ragazza qualsiasi e pensi “cazzo però lei mi piace”.
Che ci esci a bere una birra e pensi “cazzo lei mi potrebbe piacere, speriamo
di uscire di nuovo assieme”. Chi lo sa se è la decima, se hai deciso tu questa
cosa o è per come è lei sul serio. Fatto sta che può succedere.

Credo che ho iniziato a correre per avere il diritto di
essere triste, o felice. Ogni volta che avevo qualcosa di cui non potevo
parlare a nessuno e avrei voluto un sacco parlarne a qualcuno, ma non avevo
nessuno con cui confidarmi uscivo a correre.
Potevo lasciarmi andare a qualche ora di depressione o sana rabbia verso il
mondo e le cose che mi davano pensieri. Poi semplicemente diventavo felice. Non ho mai capito chi si allenava per
le gare, per stare di fronte agli altri: chissenefrega. Per me è sempre stato
solo un metodo di riflessione. Funzionava con i due di picche e con tutto ciò
di cui non potevo parlare ai miei.  Ci
sono un mucchio di cose che gli altri non possono capire. Non gli amici, non i
genitori, non le tue sorelle, le tue amiche o i tuoi peluche. Se dici ai tuoi
che il tuo corpo ti fa schifo (è comprensibile) ti diranno che è una stronzata.
Lo stesso se stai male per una ragazza e stai aspettando la risposta al
cellulare. Hai il batticuore perché hai capito che lei potrebbe interessarti. O
appena dopo che lei ti ha risposto.

“Preferisco non rivederti. Mi dispiace.”

Funziona coi sensi di colpa e funziona coi due di picche. Mi
rinchiudo nella distanza, nei chilometri, schiaccio i pensieri con la fatica,
anche quando sono stronzate a cui voglio  smettere di pensare. 

“Sei stato solo una botta e via per lei.”
“Fare sesso con te deve essere stato
bruttissimo per lei.”

“Credo che sia la legge dell’uno su dieci. Le persone possono
trovarti non interessante. Una su dieci, ma magari senza un ordine. Tanto vale
perdere il conto.”

Ancora un chilometro in più.
Smetto di sentire quelle stupide voci.

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