Quasi giugno

Era quasi giugno. L’aria morbida della primavera lo avrebbe fatto sudare se si fosse mosso troppo. Il sudore si sarebbe formato in piccolissime goccioline sull’incavo delle spalle o fra le sopracciglia. Si limitò a stare fermo. Il profumo delicato degli alberi con su ciliegie ancora acerbe tramite la finestra aperta. Le colline muovono l’orizzonte come il mare. In compenso non ci sono tamarri, fighette mezze nude e coglioni impomatati. Non ci sono rumori.
Il trattore lontano smuove il sole passando l’aratro sul campo in salita. Il suono arriva sfuocato, ovattato in piccole vibrazioni. Non ci sono altri suoni tranne il suo respiro. 

Provò a rilassarsi. Provò a rimanere immobile. La osservò da più vicino di quanto avesse mai fatto. La sentiva respirare. Avvicinò il naso e respirò l’odore affascinante della sua pelle. Trattenne il respiro e si chiese se sincronizzando il respiro al suo sarebbe riuscito in qualche modo entrare nei suoi pensieri. 

Pensò di esserci riuscito.
Poi capì che era un’enorme stronzata.

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