Cina Trip

La prima cosa che mi stupisce della Cina appena atterrato a Pechino sono i palazzi. Difficile da spiegare. Palazzi enormi ovunque, tantissimi. Case impilate una sull’altra come piccole gabbiette per persone su grattacieli ammassati ovunque. è una cosa che mi stupiva anche quando andavo al lavoro in skate a Milano, ma qui è amplificato dieci volte tanto. Mi chiedo come ci si sente a vivere al 41°esimo piano di un grattacielo con 50 scale in una metropoli del genere. Una merda è la prima risposta che mi viene in mente.

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Poi arriviamo in albergo ed è assurdo. Un enorme, gigantesco, spropositato, superdotato albergo nei pressi dello stadio a nido di rondine costruito per le Olimpiadi. Mi spiegano che tutti gli alberghi per gli Occidentali qui in Cina sono così. Soffitti alti 15 metri, piscina all’interno, 4 ristoranti, gente coi guanti che fa qualsiasi cosa: aprire le porte, premere i tasti dell’ascensore o fare le seghe in stanza ai business man depressi che chiedono i massaggi con l’“happy ending”. La camera è questa stanza enorme con vetrate dappertutto, compresa una che dal bagno dà sulla camera da letto. Ciabatte confezionate, dieci tipi diversi di preservativi confezionati sul comodino, aria condizionata a palla. Qualsiasi superfluità vuoi, c’è, è grossa, e ben illuminata.  In tutto ciò, ovviamente, non puoi lavarti i denti con l’acqua del rubinetto per via dell’inquinamento. Ci sono bottigliette da minerale francese da mezzo litro, sparse ovunque.

L’altra cosa di cui ti rendi conto andando in Cina è il fatto che il concetto di viaggiare in macchina non esiste. Sei costantemente in coda. A qualsiasi ora del giorno e della notte- ancora peggio perché viaggiano i tir- sei nella traffic jam, incolonnato, sempre. Quando scendi dalla macchina, circa 10 minuti al chilometro, ti rendi conto del perché le persone non si spostano in bici.
L’inquinamento. Talmente tanto che riesco a malapena a respirare. Mi dicono che sono fortunato perché in questi giorni l’aria è pulita e non serve la mascherina. Un paio di anni fa non si riusciva a vedere oltre il primo piano delle case a causa della foschia. Per aria pulita si intende una condensazione di polveri sottili di 300 unità, circa 4 volte il limite per i parametri europei. Ovviamente il Governo gioca a ribasso quando parla di questi dati, dichiarando sempre un po’ meno della realtà.

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Pechino mi sembra una grossa giostra lanciata a velocità altissima che non si può fermare. Se si fermasse sarebbe fottuta un bel po’ di gente, se non lo fa ne sarà altrettanta, anzi molto di più. Considerate che attualmente ci sono 7 lavoratori per ogni pensionato. Cosa succederà quando questi saranno vecchi? Il sistema collasserà, a meno che la popolazione non continuerà ad ampliarsi a questi ritmi, il che significherebbe che il mondo stesso andrà a troie.

Mi dirigo verso questo centro commerciale per ricchi. Uno delle centinaia della città. Qui non si parla di un centro commerciale, ma di una intera cazzo di città fatta da negozi: auto di lusso, gucci, negozi di qualsiasi altro brand produca stronzate materiali ipercostose che un ricco coglione ovunque nel mondo possa volere per dimostrare agli altri che è ricco.

Osservo due ragazze piene di sacchetti sui tacchi. Una signora con la faccia tirata e la bocca a culo di gallina appena uscita da ermenegildo zegna e non vedo alcuna felicità nel loro sguardo.

Finiamo a cena in un posto in cui c’è una stanza per ogni tavolo. Ci sono cinque camerieri per ogni stanza e gli chef che arrivano e ti cucinano di fronte. Il cibo è forse uno dei migliori che ho mai mangiato nella mia vita. Il vino è roba di annata che non riesco ad apprezzare non essendo un grande amante degli alcolici, ma che non riesco a evitare nonostante ci provi. Le bacchette sono fatte di un legno di un albero fatto crescere solo per ricavarne qualche paio. Le faccio cadere per terra in meno di dieci secondi due volte dopo essermi seduto.
Il tipo mi chiede se voglio una forchetta ma dentro di me penso col cazzo, bello.

Seduto sui sedili in pelle di questa grossa jeep bianca 3700 cm cubici che si impolvera passando sulla strade dove la gente che vive nelle case senza bagno butta secchi di piscio sulla strada, rifletto che ai ricchi amici con gli occhi a mandorla piace fare a gara a chi ha il cazzo più duro coi soldi, proprio come gli occidentali.

Da Pechino prendo un volo per Sheng fee. Le cose cambiano poco. Stesse cose, stessi sprechi. Il cibo è molto buono.  Visitiamo la città antica (…) ed è affascinane. 

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Poi volo per Canton, nome reale Guangzhou. Qui vedo una intera città fatta di case fabbriche. In buona sostanza al primo piano c’è la mensa, nei superiori 4 piani la fabbrica, e negli altri piani le case dei lavoratori. Tutto ciò moltiplicato per mille, con strade e cancelli, dove i motorini parcheggiano vicino ai tir di materie prime. 

Non so se ritornerò mai in Cina. Ci sono posti molto affascinanti e città che mi incutono molta paura. L’energia di questa popolazione mi ha spiazzato. Ovunque vedi gente che fa cose.  Diversissimo il mood da quello ad esempio del Marocco. Anche lì vedi sempre le persone fare qualcosa, ma lo fanno più per ammazzare il tempo che per fare realmente qualcosa. C’è chi passa intere giornate osservando l’orizzonte per esempio. In Cina le persone sembrano sempre indaffarate per produrre qualcosa di serio.

La Cina è un posto enorme che vorrei visitare al di fuori del contesto lavorativo di sicuro. Non è il primo della lista magari, ma prima o poi ci tornerò. E se sarò in SUV per favore, rigatemi la portiera.

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