life in a car

dico a Carmo che se riusciamo a finire il Sellaronda potrà attaccare il suo primo pettorale al muro. è una cosa che ho sempre fatto, fin da piccolo. dopo ogni gara recuperavo i numeri dei pettorali stropicciati, li toglievo dalle spillette e li incollavo al muro. alcuni infangati, alcuni mezzi strappati, alcuni presi dopo il giro della maglia in lavatrice. poi ogni volta diventavano troppi, quindi attaccavo al muro solo quelli delle gare più importanti, coppa italia, coppa europa, granfondo serie. poi lasciavo su solo quelli cui mi avevano dato un numero dispari, perché i pari mi portavano sfiga. poi di nuovo via tutto quando ho dovuto mollare la bici . Fu il momento dei poster di donne mezze nude. dopo poco mi sembrò una cosa idiota e attaccai le locandine dei concerti. poi ricominciai con la corsa e dopo poco la parete era di nuovo piena di pettorali. con lo stesso metodo di anni prima lasciai appesi solo i pettorali in cui c’era scritto il mio nome. Ne ho così tanti che alcuni li ho stipati in uno scatolone sotto al letto.

Sul tavolo c’è il pettorale di Jenn. Il suo socio gli ha scritto sul retro qualcosa che immagino sia molto carino, c’è un cuoricino disegnato. 
Jenn lo prende dal tavolo, lo accartoccia e lo butta nel cestino. 
Credo si accorga della mia espressione.
“paco, vivo in una macchina, non posso accumulare cose.”

Mi sono detto di aver imparato a vivere le cose e le persone come di passaggio. più di una volta ho riflettuto che sarei in grado di vivere con solo lo stretto necessario. che di sicuro non vivo la mia vita in funzioni di oggetti e cose superflue.
Proprio io, che di buttare le cose non sono mai stato molto bravo.

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