Cose che tornano

Riesco a svegliarmi da un sogno che mi lascia perplesso. C’era mia sorella che diceva di aver incontrato la mia ex e di averla visto in giro “smagrita e sciupata, con ‘sta faccia brutta” in giro per Matelica, il paesotto in cui sono nato. Ho polvere di denti sulla lingua e un crampo alla mascella. Chissà cosa direbbe Freud sui sogni che ti fanno digrignare i denti, presumo una di quelle puttanate sul sesso. Sono le cinque e 50 del mattino, il mio coinqui dorme ancora. Mi faccio un colluttorio.

Mordo il manubrio della bici sotto la pioggia. Ritrovo un’aggressività viscerale, che avevo perso da tanto tempo. C’è solo un altro tizio sulla ciclabile, che corre sornione col suo passo lento, mi fa un cenno di saluto ma non ci bado. Inclino la testa e sputo.  L’aria calda dai polmoni mentre pesto sui pedali con tutto quello che ho nelle gambe e nei polpacci. Il bastardo che ha inventato la bicicletta era un genio. (Forse era Leonardo da Vinci). Il k-way gonfio di acqua sbatte al vento che mi procuro pompando nelle vene la cattiveria che mi faccio esplodere dentro. cristo, non esiste un modo per esprimere la sensazione del vento in faccia, troppo bello.

La pioggia finirà e questo posto ricomincerò ad essere affollato da persone che si obbligano a camminare almeno 3 chilometri al giorno, come consigliano i dottori. Io tornerò in ufficio a sedermi composto, mangiando in modo convulso noccioline e frutta secca, per combattere lo stress.

Ho comprato delle nuove scarpe da ciclismo da un ragazzo di 13 anni. “mi ci devo comprare il casco per il motorino” ha detto. “mi sembra una cazzata. dai torna a pedalare.” gli ho risposto. Ovviamente il mio consiglio è stato ininfluente. Io ho comprato le scarpe, contrattando per 5 euro sul prezzo finale. 

Sono fuori forma, fuori fiato, devo stare attento a non esagerare. Mi concedo pochissime uscite alla settimana e non superano mai l’ora in sella.
Ci sono cose che proprio non tornano. Io in bici però, ci sono tornato. E mi fa stare proprio bene.

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