Volantinaggio

lunedì.
Cammino per la città a caccia di qualsiasi cosa non mi faccia pensare che anche io sia una rotella dell’immenso ripugnante  meccanismo sociale. Quando esco dal lavoro sono più vecchio di otto ore.
“Ciao. Sei interessato a sostenere la complicata ricerca della felicità umana nelle zone in cui i tuoi soldi finiscono in bombe per mutilare morti di fame? bla bla…” mi ha detto questa ragazza. Aveva dei bei denti bianchi.
“No scusa, sono di fretta.” mi volto e vedo i suoi occhioni blu osservarmi per un attimo prima di voltarsi di nuovo verso la folla.

martedì
Esco dal lavoro stanco. La mia vita inizia ora, la mia giornata pure. Cerco di godermi gli ultimi granelli di clessidra di questa giornata.
“Sei interessato a donare dei soldi per i bambini abbaianti affetti dalla sinapsi dell’ottusità della cultura occidentale? ”
Mi sono fermato ad osservare la ragazza.
“Di cosa si tratta”gli ho chiesto.
“Sei realmente interessato o lo fai per farmi sentire importante? “
non sapevo cosa rispondere e gli ho detto si…in realtà, si bè, entrambi…
Ho osservato la ragazza dentro i suoi occhioni blu.  Mi è sembrato mi stesse per sorridere e un pò ci ho sperato, anche. Poi però mi è squillato il cellulare, con quella solita cavolo di suoneria assurda che ho tipo dance, e quando ho riattaccato lei stava già parlando con un altro tizio. Ho preso a camminare e sono andato via.

mercoledì
Sono uscito di casa che ancora doveva albeggiare. Sono uscito dal lavoro che già sembra buio, fottute ore di straordinario. Essendo i miei programmi già andati affanculo, ho scelto un percorso un po’ più lungo per tornare a casa, così da passare per quella strada.
“Ciao” ho detto alla ragazza del volantinaggio.
“Ciao” mi ha detto
“Bè non mi proponi niente?” gli ho chiesto.
mi ha detto che il suo capo la stava guardando e che se si metteva a perdere tempo con me la sgridava.
a quanto pare il suo capo è un ciccione pelato con una giacca grigia. mi ha dato fastidio il termine perdere tempo, ha usato proprio questo. perdere tempo. L’ ho salutata e sono andato. lei mi ha detto se domani passo di nuovo e gli ho detto di sicuro. ma non so se passare sul serio. non so se sia una buona idea.

giovedì
Appena uscito dal dentista. Non mi ha fatto praticamente male. Ho osservato per tutto il tempo quel bruttisimo quadro con le oche stilizzate appeso al muro. sono uscito con un saporaccio in bocca e chiaramante pioveva. E sta piovendo ancora. Alla fine sono andato. Sono andato diretto a salutare la ragazza dei volantini, che mi ha riconosciuto al volo. gli ho chiesto se poteva parlare o se c’era il capo in vista. mi ha risposto che in realtà non poteva parlare, ma
“un pò lasciamolo incazzare”.
Questa cosa mi ha fatto sorridere. Mi ha detto che era sicura che sarei venuto a salutarla e che non ne poteva più di lavorare sotto la pioggia.  Mi ha detto però che ha trovato un altro lavoro, e che probabilmente nei prossimi giorni la chiameranno per lavorare in un bar. Intanto si è sistemata la ciocca dei capelli e mi ha detto che era felice se la passavo a salutare. Si è sistemata di nuovo la ciocca dei capelli e mi ha sorriso. Avrei avuto voglia di chiedergli di uscire. Volevo dirgli che la passavo a prendere dopo lavoro. Avrei voluto dirgli che mi sarebbe piaciuto bere un the caldo assieme. Avrei voluto dirgli tante cose ma non gli ho detto niente. Dopo mi ha detto che era meglio se tornava a lavorare e io pure mi sono accorto di essere in ritardo. 

venerdì
Sono uscito dal lavoro scontroso e depresso, anche se non ho fatto neppure un’ora di straordinario. Avevo semplicemente bisogno di un sorriso. Non voglio dire che stavo correndo, ma sono arrivato in quella via piuttosto velocemente.
Lei non c’era.
Uno sciame di persone che si muovevano avanti e indietro come delle cavallette impazzite. Solo in mezzo a un oceano di persone. Non c’era né la ragazza dei volantini né il suo capo. Avrebbe potuto dirmi che avevano giorno di pausa il venerdì. Fanculo. Ho gironzolato un po’ per strada seguendo un gatto nei vicoli dietro quella via del centro e poi sono ripassato davanti alla via, ma niente. Avrebbe semplicemente potuto dirmelo. Mi sono fermato una buona mezz’ ora con l’Ipod nelle orecchie guardando una pozzanghera e sono andato via dopo che ho visto la mia faccia specchiata mi aveva stancato. 

sabato.
Esco senza un motivo preciso e gironzolo per un pò attorno a quella via. dopodiché vado a comprarmi delle patate fritte e le mangio mentre osservo la gente che passa. Bevo un caffè lungo americano. Verso le nove ho incontrato dei miei ex colleghi di classe delle superiori che hanno insistito per bere qualcosa. dopo che rimaniamo chiusi dentro lo stesso locale per due ore do  fuori di matto. Li convinco a girare la città a caccia di una fantomatica ragazza dei volantini con gli occhioni blu.
per strada non c’è. Dopo il quinto bar sono ubriaco.

lunedì.
Passo dritto senza guardarmi troppo intorno.
“Scusi, sarebbe interessato a donare a favore degli allevatori e cacciatori di scimmie selvatiche per la nuova moda estate inverno di cadeveri da collo…” mi chiede questa ragazza.
capelli ricci, alta un metro e settanta, occhi marroni. 
“no grazie sono di fretta” gli dico.
Cammino via. 

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