Addio

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Sembra che le cose come le persone se ti ci affezioni un po e gli mostri interesse poi se ne vanno.

E pensare che giusto il mese scorso gli ho dedicato un articolo su spirito trail a quel buco schifoso della mia macchina. 
Mi piace ricordare la mia macchina con un vetro rotto.
Con Vezza scendiamo un weekend fino a casa, così che Gas possa ripararla. E noi andare a scalare un pò. Sembra la fotocopia dello scorso anno, solo che stavolta il vetro è dalla mia parte.
Io e il Capitano per parlare dobbiamo urlare. Peggio che in una discoteca. 
Pacoooo posso fumare?
è?
Fumare! Una sigaaa! Posso accendermene una?
Che cazzo devi fareeee?
Vezza mi mima il gesto e nel frattempo se ne sta già rollando una.
Come vuoi fratello! gli dico col pollice alzato.

L’abitacolo si riempie di fumo. La velocità inchiodata sui 90 all’ora. La palude padana sembra non finire mai. Proiettiamo i nostri corpi sulla strada dritta stando seduti sul culo e urlandoci cose senza capirle bene.
Ma allora raccontami di sta qua
Ma niente usciamo
Ti piace?
Un pò si, anche se non c’entriamo un cazzo assieme
comeee?
Un po si?
Non ho capitooo
Un pò.
Ah. 

Proviamo ad uscire a Forlì perché vorrei mostrare a Vezza il mio locale preferito in Italia, ma lo troviamo chiuso. Fanculo, avevo già pregustato la musica giusta, la terrazza con vista sulla fabbrica abbandonata e l’aria afosa diventare fresca con un cocktail in mano. Ci rimettiamo sulla lingua di asfalto. 

Mangiamo cibo spazzatura buttando le cartacce sul tappetino. Ascoltiamo musica che si mischia al rumore del finestrino di scotch e che suona come una continua vibrazione. Siamo stanchi, ci fa male il culo e stiamo bollendo nella lamiera. Però è tutto perfetto. Non potrei desiderare niente di più. Abbiamo un mezzo, andiamo a scalare, siamo i più radicali in giro e siamo carichi come le mollette per goderci due giorni di libertà. 
Alla fine come per le persone uno si innamora dei difetti più che delle cose perfette. I due giorni sono una bomba. Poi c’è questa cosa che il Vezza quando scende nelle Marche diventa un killer e ti sgrada le vie e apre tutto e si fa voli da 5 metri e non ha paura e non si riesce a capire il motivo. 
Sarà che gli piacciono le colline, o l’aria pulita, o stare rilassato, o che in falesia può urlare perchè non c’è quasi mai nessuno, fatto sta che la settimana prima si lamenta di scalare un quinto grado da secondo e poi ti spara a vista 6c+ spittati lunghi urlando
SHAAAAAAAA!!!!

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E nulla, i due giorni finiscono presto e tutti e due siamo un pò depressi dopo che ci facciamo un bagno a Senigallia e ci rimettiamo in viaggio. C’è la partita dell’Italia del pallone alla radio, che la teniamo col volume bassissimo, è più forte il rumore della pioggia che batte sul tetto. Passiamo attraverso un mezzo nubifragio a Ferrara e poi ci accorgiamo che proprio non ce ne frega un cazzo del pallone quindi spegnamo la radio e ascoltiamo la pioggia sui vetri e ci lamentiamo un pò riflettendo sul fatto che avremo bisogno di più tempo. Un paio di mesi, cristo, almeno.

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E nulla venerdì sto andando al maledetto lavoro sulla maledetta strada del maledetto lavoro pieno di stress, poco sonno e mille pensieri per la testa, stronzate del lavoro, gente che mi urla a caso e proprio sotto al cartello amatoriale (un lenzuolo con su scritto a bomboletta spray nera“no ai musulmani no all’integrazione”) tampono la macchina di fronte. Fumo. Liquido che dal cofano finisce per strada. La mia macchina è stroiata. 

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Nessun futuro. Risparmi, cose. Non ci interessa perdere. Noi siamo come le mosche, sbatteremo la testa su quella cazzo di finestra finché non ci farete uscire. 

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