coinquilini e scatoloni

il primo posto in cui ho vissuto a Trento era questo monolocale fuori dal centro, 245 euro in nero. Lo condividevo con un ragazzo che lucidava i cucchiaini perché non sopportava l’acqua con troppo calcare del rubinetto. 
Mi avevano accompagnato i miei e ricordo che quella notte prima di addormentarmi ho pensato  “le prime persone che conosci sono ora a 500km di distanza”. 
Da quel giorno ho iniziato a pensare a me stesso come a una persona reale.

non basta vandalizzare una strada da ubriachi
non basta avere una divisa di vestiti firmati
non basta girare i chili di droga per essere piu’ vivi
non basta supportare una scena che e’ fine a se stessa
vivere, avere una logica in tutti i tuoi atti
organizzati, per fottere metodi ed istituzioni
e non per essere fottuto

Grandine, Opposizione

Il secondo è stata questa stanza gigante, venduta come doppia in cui spendevo
pochissimo. Era di un deputato di Alleanza Nazionale. In casa eravamo in 5. Il
più simpatico di tutti si chiamava F. e la sua donzella era una tipa bellissima
e simpaticissima di cui non ricordo il nome. Io speravo sempre la portasse in
casa, perché una volta si era messa a prendere il sole in costume sul balcone
(condiviso con la mia stanza).
Gli altri erano un ragazzo veneto un po’ scemo che diceva più bestemmie che
parole e due ragazze. Una non l’ho mai sentita parlare, l’altra voleva
partecipare a Miss Italia. Io non sono Brad Pitt, ma se scopro che lei ha vinto Miss
Italia io mi candido per l’Oscar.
In quella casa ho passato metà anno, perché l’altra metà l’ho fatta fra casa e
l’ospedale.
In quella stanza ho passato ore stando male fisicamente senza riuscire a muovermi
nel letto, e ho iniziato a scrivere, a leggere tutta la notte, e a disegnare.
Poi c’è stata la mitica stanza singola a Trento Sud (la mia prima singola). Ero in casa
con due amici, D. e M. Loro due non andavano d’accordo e io invece andavo d’accordo
con entrambi. Che dire, D. era uno dei miei migliori amici, ho preso più di una
sbronza con lui. Uscire era sempre un punto interrogativo sul come saremo
tornati. M. pure era un figo, e lo sento ancora. Con lui ho condiviso cose
molto profonde. Ricordo la notte in cui mi ha detto che la ragazza con cui
usciva era incinta. In quella stanza è stata anche la
prima volta che ho fatto l’amore, quello vero. Oltre che sul divano. Ma
questo ai miei coinquilini non l’ho mai detto. 

Jenn Champion – No One

Dopodiché è stata la volta di Milano, Bilocale a 450 euro più spese. La lavatrice attaccata ai fornelli (uno da caffè e uno un po più grosso perché a Milano paghi anche l’aria) Condiviso
con M. che di fatto per me è sempre stata una delle presenze più importanti
della mia vita. Anche se non lo vedo quasi mai per me è importantissimo sapere
che ci sia. Da lui ho imparato di tutto, dal riuscire a vedere un film, all’innamorarsi
dei postacci, al vagare la notte senza meta. Con M. ci siamo depressi e ci
siamo ammazzati di risate, abbiamo rubato carta igienica nei posti per
risparmiare. Ho scoperto il vodka sour (che rimane il mio cocktail preferito post
due di picche amoroso), abbiamo bevuto birre scadenti al quartiere Isola, Adel
Scott da Peppuccio sui Navigli, Guinness nei pub, caffè lunghi al California
Barkery, Mojito da Frida, Bloody Mary nei posti da fighetti e shottini all’Atomic. Cristo quanto voglio bene a quel bastardo.

Abbiamo anche provato a sub-affittare il divano ma è arrivato sto tossico che se ne è andato rubandoci il dentrifricio con la scusa di andare in bagno. 
Poi sono tornato a Trento. Singola carina lontana dal centro. Convivevo con
altri 4 personaggi. Due ragazze noiose di qualche valle del trentino. Una un giorno mi ha
detto “sono stata in Sudafrica, un posto assurdo. C’è il razzismo, ma al
contrario. Cioè i neri che ce l’hanno coi bianchi, ma ti rendi conto?”
Poi c’era una goth che non usciva dalla camera e viveva con svariati porcellini
d’india. E un tizio di Bari a cui ho spiegato la raccolta differenziata almeno
per 5 mesi. Non ci è mai riuscito a farla giusta.
In quella stanza ricordo poco, perché ero sempre in giro. Era una stanza bianca che avevo tappezzato di poster.

image

Poi Urbino, con tre ragazzi in gamba. M. con cui correvo ogni sera, e mi ha fatto
ricominciare a fare sport. E. che era sempre sorridente e ascoltava musica
metal anche se vestiva da fighetto e andava in palestra. L’altro ragazzo, di
cui non ricordo il nome, somigliava al cantante dei Linkin Park e non si vedeva
mai. Un giorno sono tornato a casa e stava facendo sesso nella sua stanza con una tipa. Certe
cose pensi succedano solo nei film porno, ma invece era tutto vero. Facevano un
casino della madonna, allucinante. Alla terza pacca che lei riceveva sul culo e
urlava e io sentivo tutto nonostante la musica a palla nelle cuffie capii che
non era la giornata giusta per studiare.
In quella camera ho passato giorni e notte col giradischi attaccato a studiare.
Anche 14 ore di fila. Studiavo e correvo. Studiavo, ascoltavo musica e correvo. Il gruppo di quel periodo sono i City of Caterpillar, perché sono il gruppo che avevo nelle orecchie quando ho scritto il mio primo “Acido Lattico” sulla rivista Spirito Trail  

City of Caterpillar – Untitled Unreleased Track 

Poi c’è stato l’anno “a spasso”. Un po’ a casa, un po’ in giro. A Vancouver
prima con J. Che è stato il periodo nella mia vita in cui ho corso di più, e
poi mi sono ritrovato per caso con M. (ex coinqui di Milano) ed è stato assurdo. Lì c’erano la sua
donnina M. (una delle ragazze più dolci della terra), e una banda di
disadattati pazzeschi.
Un ragazzo giapponese alcolista, chiamato il Kaiser. Lui diceva “vado a fare
yoga. E con yoga intendo masturbarmi.” Era sporchissimo e sempre ubriaco, ogni
sera. Sapeva di essere alcoolizzato.
Un ragazzo canadese schizofrenico che sopravviveva col sussidio dello stato.
Con lui non potevi utilizzare la parola “four” sennò sclerava. Andava in surf e
dipingeva strani quadri.
Poi c’era J. Un tipo australiano che si pompava di flessioni e di Monster
energy drink.
Poi sono finito a Torino. In casa con due ragazze e un tipo, tutti più piccoli
di me.
G. era simpaticissimo, e si sparava le giornate a giocare al pc col volume a
palla. Per il resto, è stato un anno divertente ma anche l’inizio di un sacco di casini nella mia vita.
Non voglio parlarne. 

ho ritrovato quel disegno in cui dormivi stesa al sole / dentro alla cesta delle robe inutili / che di buttar non ho mai avuto il cuore / ci si affeziona / e poi è tutto un ricordare le cose / meglio di com’erano davvero / di quando avevamo qualche anno di meno

Senza di te ho perso un po’ di ilarità
Berrò di più per risciacquare la città

Gazebo Penguins – Senza di te

Poi Novara. Casa condivisa con 3 ragazze, tutte super simpatiche. Ci siamo
passati gran serate a mangiare hamburger vegan e a tagliare chili di frutta e verdura, a bere centrifughe e a fare festicciole. In quella stanza ho anche passato i miei peggiori
momenti di depressione. Ricordo quando ho ospitato in couchsurfing due tipi di Oakland (colo loro bebè) che per ringraziarci hanno tenuto un concerto tutto per noi. Hanno suonato questa roba con la pianolina e le voci distorte e abbiamo comprato il loro poster (e il mio adesivo “don’t talk to cops”)

All is lost in the light – Electrician 

Poi arriva Asolo, e lo stare da soli in una casa. Credo che se non fossi scappato ora sarei
rinchiuso in qualche ospedale psichiatrico, o sarei diventato Karl Marx. 
Poi Bassano del Grappa. Prima con S., un grande amico scoperto in pochi mesi, e poi con S. che invece è un body builder che si fa le foto a torso nudo nel bagno di casa e va avanti a proteine e io non è che ci vada proprio tanto d’accordo con chi mangia solo proteine e si fa le foto tirando i muscoli davanti allo specchio di casa, ma non è un reale problema perché adesso ho di nuovo un sacco di scatoloni in casa. 
Si va di nuovo altrove.

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