meglio è solo a torso nudo

Meglio è solo a torso nudo.
la mia maglietta assorbe la delusione. ne sono
impregnato in ogni fibra del mi corpo. c’è sudore, c’è fango e sangue, ci sono
momenti in cui muori e risorgo e non c’è gloria in tutto ciò. non c’è nessuna
gloria nel correre lunghe distanze. nessuna gloria. io continuo a darci dentro quanto più posso.

l’aria frizzante dell’alba mi porta a correre
su sentieri mai visti, su lunghe strade polverose che percorro avanti e
indietro e mi ipnotizzano, il futuro non esiste.
la notte passa senza sogni. odio i sogni,
spesso mi terrorizzano. ogni parola che mi è uscita nella notte è sempre stato
uno stralcio di ricordi o di cose che rivivo e le parole dalla bocca escono
sempre  tagliate, strozzate, convulse.

passo la notte senza fine, sulle ginocchia,
rivivendo questioni del passato irrisolto e pieno di ombre. il bosco è pieno di
minuscoli occhietti che mi scrutano senza tregua. gli occhietti sono per terra,
e sono ovunque, nell’aria e sugli alberi. io mi focalizzo sul nulla ascoltando
le voci nella testa e ci do dentro. poi il mal di gambe mi sveglia e mi rendo
conto di tornare a sentire il mio corpo piano piano. questo mi aiuta a uscire
dalla crisi.

le cose pian pianino ritornano accettabili. il
calore rientra nel mio corpo e non ci sono più voci. i muscoli si rilassano e
ricomincio a respirare. la distanza ti fa morire e risorgere.

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 arrivo al punto dove ho lasciato la sacca con
le mie cose. c’è dentro da mangiare e il cambio di vestiti. prendo la borraccia
e la svuoto nel mio corpo. c’è per terra la maglia col teschio. mel’ha regalata
filo, anzi era la sua.

strappo via la maglia che ho su con una mano e
la butto nella sacca piena di polvere. rimango al freddo frizzante della notte
che se ne sta andando coi suoi lunghi baffi di luce. prendo la maglia e penso
al fatto che filo per una crisi del genere si sarebbe messo a ridere. prendo
una barretta dalla sacca e la mangio masticando forte, con la bocca aperta.
sono un animale affamato. metto la maglia e la sento asciutta, pulita e mi
sento rimesso a nuovo. mi alzo mentre le cartilagini usurate scricchiolano, i
tendini si stringono e mi strizzano le gambe. mi alzo e mettendomi in piedi
sento i crampi arrivare a mangiarmi i polpacci. Sputo per terra per stizza nei
confronti di tutto e riparto. la corsa è anarchia pura, prendi e fai quello che
vuoi. puoi correre un chilometro e vomitare. puoi correre cento chilometri e
vomitare. puoi uscire a correre e stare bene, fare fitness e sentirti in forma. mai successo. non ti succederà mai. non con una
wildtee con lo scarafaggio indosso, come quella di davide grazielli.

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ai semafori che mi portano fuori dalla città
aspetto con stizza, non saltello sul posto per non perdere il ritmo. lasciatemi
correre bastardi.

WILD può significare tante cose. di sicuro non
quello zucchero dolce della televisione che caria il cervello delle persone. il
concetto di estremo ha un senso limitato ai tuoi confini. il disagio è un
concetto limitato e ristretto ai tuoi confini. se dovessi esprimere con una
parola quello che vivo di fronte alle chiacchiere mediocri e alle persone che
mi rubano gran parte del tempo sarebbe disagio. se dovessi scegliere una parola
dopo sei ore che corro sarebbe probabilmente disagio. lasciatemi dire che sono
due cose diversissime. non come il giorno e la notte, ma come il cemento e i
boschi.

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il concetto di distanza è relativo. l’effetto delle cose è spesso fuori dalle
nostre portate. il tempo è un’entità inconsistente che si adatta a quello che
facciamo. io ad esempio credo che tutta questa storia di wildtee vi stia
sfuggendo un po’ di mano. c’è un ragazzo che ha una wildtee in partenza che mi
strizza l’occhio come fossimo in fight club. io intanto correrò veloce per non
farmi prendere, ma so che quando mi prenderà, e sarò completamente sputtanato
in salita spremerò ogni fibra muscolare e ogni granello di ossigeno per non
farmi staccare. vuoi essere wild? bè amico mio, o ti metti un sorriso addosso o
premi duro finché ne hai e non dici niente a nessuno. non esiste nessuna
WildTee Secret Crew Society. è la regola numero uno.

la seconda è se sei della Wild Tee Family corri
un po’ di più.

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 la mia maglietta è di solito sporca e
stropicciata. bagnata di sudore e piena di buchi delle spille. ci sono un sacco
di ricordi e ogni volta metterla in lavatrice è l’ultima cosa che faccio
svuotata la sacca. serve a prendere il distacco dalle cose, lavare. funziona
con le lavatrici e con la doccia. ti pulisci dal fango e tutto scorre via,
anche se i ricordi rimangono addosso.

Penso a quando l’ho tolta dopo l’ultima 50
miglia che ho corso e tengo questo ricordo tutto per me. piangere e ridere e correre.  

WildTee direte che sono solo magliette. a noi
piace farvelo credere. lasciamo che le persone credano quello che vogliono.
muori e risorgi. corri e non ti fermi mai.
WildTee. O Sei nella crew o no.
Fine della storia.

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@wildtee

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