CARISSA’S WIERD

(1995/2003)

(far partire la musica al minuto 6:45 e iniziare la lettura)

Carissa’s Wierd
PUNK. HARDCORE. EMO. USA. POST PUNK. INDIPENDENT PUNK ROCK. POST HARDCORE.

1998. Sei a Seattle.
Immaginati di entrare in questo locale. Divanetti sgualciti in parte, su cui di sicuro non si sarebbe mai seduto nessuno, buio pesto e fumo di sigarette. C’è un minuscolo bancone su un lato, serve birre da quattro soldi che ti fanno venire la sbronza marcia. Di quelle che al mattino hai la gola arsa e il mal di testa. Un paio di persone vestite di nero con un berrettino nero di lana ti guardano, ma ti accorgi di loro solo mentre gli passi vicino e stanno gesticolando con una sigaretta in mano. chissà cosa si staranno dicendo ti chiedi, ma questo è niente finché

non entri nella sala passando tramite una tenda di plastica appiccicosa che ti fa entrare dentro. Dentro è ancora più buio. buio come quasi quando fuori sta per diluviare in inverno e non ci sono i lampioni e tu stai camminando da così tanto tempo che non ti ricordi neppure come cazzo ti chiamavi.
dentro è buio pesto. non vedi nulla, c’è puzza di sigaretta e lieve profumo di lavanda. deve provenire da qualche ragazza, o dal tuo vestito, visto che l’hai lasciato essiccare con un ramoscello di lavanda strappato all’estate. lo avevi preso prima di ripartire per la grande città grigia paurosa che fa da sfondo alla tua vita insulsa persa fra i numeri del lavoro.
Il posto diventa accogliente. Quelle lucine ti ricordano quando eri piccolo e ce l’avevi col mondo, è passato un sacco di tempo. Assorbono il buio della stanza piccola e bassa. Non ti sei mai trovato a tuo agio in un locale prima d’ora.
Il palco si illumina con le lucine di natale, fanno una specie di rettangolo sopra il palco dell’altezza di due bancali in legno. C’è un piccolissimo faretto rosso che nonostante il fumo illumina le caviglie della cantante. I carissa weird non cantavano. erano famosi perché le canzoni venivano sussurrate. riuscivi appena a distinguere il timbro della voce della cantante sopra la chitarra.
la stanza si riempie di malinconia, emozioni e depressione che accetti perché è tremenda, esasperata, ma terribilmente reale. Vorresti seppellirti perché sei entrato alla fine della prima canzone perché hai fatto tardi. In stanza ci saranno al massimo 15 persone. Potresti contarle ma sei ipnotizzato dalla canzone. Sembra parli di te.

“in a house where the tree fell
we spent all day in the branches
they came the next day
they took that tree away and made me cry
did you hear she saw demons in the bedroom
her lungs were broken
but then they worked fine
blue light comes around
blue light dont come around right now
you might not like what you see, be ashamed”

In una casa dove gli alberi cadono
abbiamo speso tutti i giorni (giocando) fra i rami
sono venuti il giorno successivo e hanno portato via l’albero e mi hanno fatto piangere
L’hai sentita vedere i demoni nella camera da letto
i suoi polmoni distrutti ma che lavoravano bene
le luci blu che ti circondano
luci blu non arrivate proprio ora
Ti potrebbe non piacere quello che vedi, potresti vergognarti

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Una canzone dietro l’altra, meno di un secondo di silenzio. Un battito d’ala, un secondo in cui nessuno potrebbe riuscire ad applaudire. Chissà per chi staranno cantando ti viene da chiederti. Spesso hanno anche gli occhi chiusi.
e fuori c’è il diluvio lo sai anche se nessuno potrebbe dimostrarlo.
Vedi già il timbro che ti hanno fatto all’ingresso scolorire.
Entrata 5 dollari, ma anche meno se ne hai.
Il nome del gruppo scritto col pennarello nero su un foglio di carta A4 riciclata scritta dietro.
Carissa’s Wierd.

“All of these windows
Bring in the cold air
I hope you have a coat
To keep you warm

Warmer than those last times we spoke
Warmer than the last words we said
I’m sure the wind blows gently on you now
I hope that nothing will ever remind you of me”

Tutte queste finestre
Fanno entrare aria fredda
spero che tu abbia un cappotto
per tenerti al caldo

più a caldo dell’ultima volta che abbiamo parlato
più al caldo delle ultime parole che ci siamo detti
sono sicuro che il vento ti soffia dolce in faccia
spero che nulla potrà mai farti ricordare di me

quando i due cantanti vanno assieme. non vanno in perfetta sincronia, forse non hanno provato abbastanza. senti il timbro della cantante che segue di una frazione di secondo quello del cantante. un quarto di tempo di un battito di ali. te ne accorgi perché è tutto perfetto. Devi ancora toglierti la giacca a vento caldissima dell’esercito che a lavoro ti vergogni di mettere.

I wake up, it’s all gone
(your characteristic seemed alright)
I wish I had stayed at home
(you’re so disappointed every time)
At home here, I need you to tell me all the wrong I’ve done

Mi sveglio, è tutto andato
(anche se tutto sembra ok
Vorrei essere rimasto a casa
(sei così deluso ogni volta)
A casa qui, ho bisogno che tu mi dica tutte le stronzate che ho fatto

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Poi tutto finisce. Uno spegne una sigaretta, le luci si accendono violente sul muro sporco. I carissas weird sono già usciti dalla porticina sul retro. Il pavimento si mostra in tutto il suo squallore di birre marce da sbornia cattiva e sigarette mezze spente e calpestate. Una chiazza nera si spande dal retro.
Tutto si mostra nel suo squallore. Il locale fa schifo e tutti sono già usciti.
Passi per le tende appiccicose, più appiccicose di prima. Prendi una birra e butti sul bancone un dollaro.
Esci nella notte buia e sta diluviando.
Senti freddo.

we won’t be sad now
we won’t be feeling down
we could live or die
and have a great time

Non vorremo essere tristi ora
non ci vorremo sentire giù
possiamo vivere o morire
e avere grandi momenti

Discografia

Ugly But Honest: 1996-1999 – Brown Records (1999)
You Should Be at Home Here – Brown Records (June 2001)
Songs About Leaving – Sad Robot Records (2002)
Scrapbook (2003)
I Before E – Sad Robot Records (2004)
They’ll Only Miss You When You Leave: Songs 1996-2003 – Hardly Art (2010)

band sciolta nel 2003

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