Spada di Damocle

In parete ci siamo io, Vezza, l’Eschimese, Filippo e Maurizio.
Vezza se la chiacchiera con Filippo e Maurizio, per accendere la cicca deve infilare la testa dentro il piumino da sosta che rischia di bruciare. Io tengo la corda mentre osservo l’Eschimese darsi da fare su un tiro, anche se sembra non fare fatica è durissimo, e saranno cazzi per tutti noi.
L’Eschimese è questo giovane punk tendente all’hippie, che sembra timido, più giovane di noi di un bel po’, ha un nokia 3310 dal quale non risponde quasi mai e riesce a pomparsi 20 trazioni di fila sulle picche, cosa che nemmeno il Capitan Vezza negli anni d’oro riusciva a fare. Me lo vedo la sera a tirarsi su facendo smorfie con le piccozze infilate nel battiscopa che ha massacrato di buchi in una sessione di allenamento fra un Nanga Parbat e l’altro.
Lo chiamiamo Nanga Parbat perché quando sei bello fatto riesci a vedere i bivacchi della morte anche se di fronte a te c’è la solita montagnola del cazzo. E quando la giornata è andata avanti a succhi di frutta, caffè amari e ore passate al pc a morire per il lavoro, non vedi l’ora di aprire un bel Filippo Maurizio in due e farlo andare in spedizione sul Nanga Parbat con te. Schiumata guadagnata, quando è finito il momento di fare brutto e ci si può concedere il lusso di sognare qualche via infame, che quando ci sei dentro non vedi l’ora di aver riportato a casa e aver firmato la relazione mentre ti bevi una birra al bar.
Io di trazioni non ne ho mai fatte invece, stronzate da fighette.
Più che altro medito. Mi piazzo lì e inizio a pensare che dovrei convincermi a trovare la forza dentro me, sai tutte quelle stronzate che alla fine quando preparo lo zaino il venerdì sera mi sono già dimenticato e che sono assolutamente inutili quando scali. Però, lì per lì, mi convinco che mi rendono uno scalatore più forte, e cazzo se quando vedo la via non penso alla frase di Mark che dice “quando ti trovi lì non avere più dubbi”.
L’Eschimese “il ghiaccio se lo mangia” come dice il Capitan Vezza mentre fuma l’ennesimo Filippo Maurizio. E questa è stata la motivazione necessaria affinché il giovane bastardo sta aprendo al posto mio, anche se ancora non si è letto il libro di Twight e questo scava fra noi un gap che mi tiene al sicuro sulle mie validità come alpinista. È vero, non ho ancora imparato a fare uno stracazzo di Prussik per auto assicurarmi o tutte quelle cose da CAI che si masturba con i nodi “che stringono meglio”, a dirla tutta ho già i miei problemi a ricordarmi come inseguire l’otto. Se scalo devo pensare a scalare non a fare nodi.
Insomma, sto cazzo di Eschimese il ghiaccio se lo mangia sul serio, e sul serio inizio a pensare che si sia passato l’inverno a scavare i buchi nei laghi ghiacciati e a far trazioni e alla fine è giusto così, perché l’attitudine radicale te la guadagni anche a costruire soste sul ghiaccio dove siamo appesi in tre e il Capitano confessa
“non vedo l’ora di andarmene via da sta merda”. 
E io che l’unica cosa che so fare bene è soffrire gli confesso che inizio ad essere stanco. E stiamo li a guardare in su, sperando che il giovane ragazzo del ghiaccio non voli giù, perché ci scuce giù tutta la sosta e poi ci tocca sperare che non vengano a portarci i fiori sulla bara a tutti e tre. Ti chiedi a volte perchè non giochi al pallone o non ti sei seccato in qualche bar in centro a inseguire una gonnella, ma dopotutto
“Meglio dell’eroina cazzo”. La dice giusta il Vezza.

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