Western States 2017

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e così mentre davide entra nella storia tu te ne stai a
guardar piovere fuori della finestra, con la luce del giorno e le occhiaie
pesanti sotto agli occhi.
e così, è così.

ora come ora vorrei mandare a fanculo tutta questa apparenza
in cui vivo, le persone che mi parlano senza saper neppure come mi chiamo. le
persone con cui devo parlare senza che ci sia curiosità reciproca di
conoscersi.

tre caffè e due succhi, ok subito.
non so se il cinismo sta crescendo in me a causa delle ultramaratone, ma mi
sembra che stiamo tutti sprecando un po’ troppo tempo nella nostra vita per
lavorare. è così, è così.

sono più i like che avete preso per una foto in cui vi
baciate che i baci che vi siete dati nella realtà. il problema di avere un
amico che corre la western states è che rende le vostre stupide garette del
cazzo delle stupide garette del cazzo.

il giorno prima della gara scrivo un messaggio a davide per
fargli in bocca al lupo. sono le due del mattino e non riesco a dormire. sono
finito per lavoro in un albergo gestito dalle suore. mi fosse capitato la notte
prima di una gara non so se mi sarei fidato a partire. le suore mi hanno sempre
portato sfiga, oltre a mettermi a disagio. per me sono uno dei simboli
dell’annullamento dell’uomo, delle proprie facoltà di pensiero in nome di
qualcosa di idiota, ma socialmente accettabile. una consacrazione a qualcosa
accettato dalla società, un sacrificio umano per una rivoluzione morbida e
senza alcun fine ultimo. maria carla mi manda un messaggio e mi fa vedere dei
bambini che hanno delle maglie forellate per sembrare come jim walsmastey. i
genitori li tengono per mano nei pressi di sqaw valley, a 3000 metri, dove
partirà la gara.

“certe cose possono succedere solo qua” dice

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certe cose possono succedere solo qua.
il giorno in cui davide e maria carla si imbarcano per la
north california sono in fiera in germania per lavoro. sono al bar a far caffè.
non so se sono bravo a fare qualcosa, ma di sicuro non il caffè. faccio questi
caffè e io non bevo il caffè, apro queste birre chiedendo scusa perché sono
calde e a me fan cagare le birre. ho molta paura di deludere le persone e mi
chiedo se sia cosi anche per gli altri. cerco di stappare queste birre nel modo
più veloce e meno goffo possibile, cercando di metterci professionalità, un po’
di personalità e senza far errori. sono preoccupato di far cadere della birra
per terra e far girare le teste sedute e vederle muovere qua e la “non è una
persona affidabile, il solito casinista”.

torno in albergo e provo a far meno rumore possibile per non svegliare il collega, ma
verso le quattro e mezzo mi sveglio e mi metto a controllare l’altimetria della
gara. studio qualche statistica, i tempi migliori della storia e cerco qualche
immagine in bianco e nero. ci sono persone che sono rimaste sulla cresta
dell’onda per anni e chi non si è più sentito con indosso i pantaloncini.
rimango due minuti a guardare un’immagine del No Hands Bridge illuminato nella notte.

riki scrive che si sta imbarcando da seattle per raggiungere
davide e maria carla. sono solo sollevato che ci sia lui al posto mio perché è
un top runner, va dieci volte più di me, è uno che si informa, studia
dislivelli, avversari e sa come fomentare e spremere le persone. la strada la
conosce bene perché ci ha anche gareggiato durante la canyons 100 km, arrivando
secondo, piazzando split migliori di sempre. immaginandomi col compito di
correre 70 km con un davide indemoniato e avere sulle spalle il peso di poter
entrare nella storia mi avrebbe fatto tremare le gambe come una ballerina, riki
di sicuro non verrà droppato. ne sono sicuro.

io nel frattempo sono per lavoro a cortina, dove ho montato
lo stand e mi sono fatto un culo così.

l’aridità di emozioni quotidiane nobilita l’idiota routine apatica e le stronzate diventano di assoluta importanza per gli uomini regolari.
che cazzo ci faccio qui mi chiedo.

quando alle 5 del mattino partono da noi è primo pomeriggio
e sto guidando e sono al cellulare. il programma sembra non funzionare e dopo
qualche imprecazione scrivo a un po’ di amici per vedere se a loro funziona.
poi riesco a sviare il problema e mi connetto. al primo passaggio davide è
37esimo.
arrivo a trento e faccio le mie commissioni. voglio riuscire
a rendere la mia macchina un posto un po’ più vivibile, per dormirci più notti
dentro.

dopo qualche ora a robinson flat, miglio 30 davide transita
37 esimo, dopo che aveva recuperato, e poi di nuovo perso 7 posizioni. è già
nella mischia, sta andando con un gruppetto, maria carla scrive che lo vede
bene.
il problema di aver studiato sociologia e poi aver lavorato
in ufficio marketing è che diventi un cinico bastrado diffidente e quindi non
ti fidi mai di nessuno.
mi chiedo se mary abbia detto una mezza verità per non farmi
stare in apprensione.
una cosa che ho imparato è che raramente uno come davide si
fa superare, parte e corre quasi sempre in rimonta. è uno che quando punta uno
davanti non molla mai la preda.

ordino una radler e la bevo in pochi sorsi. becco altra gente, a trento c’è la notte bianca quindi la
città è piena. le famiglie passeggiano, gli adolescenti cercando di procurarsi
alcool e erba, i grandi ordinano d bere e si procurano la  droga per la serata. cocaina perlopiù, così
da riuscire a bere come delle merde e poi riuscire a continuare a bere come
delle merde un altro po’ senza sentirsi stanchi. bevo una birra con ale e dice
che è carico e io invece sono solo molto stanco e annoiato. so che per me è
così e oramai ci convivo. mi capita di annoiarmi spesso. non riesco ad
esaltarmi per le feste. non lo so perché, ma l’idea di sfondarmi di alcool e
passare una serata sperando che succeda qualcosa mi annoia. oggi almeno di sicuro
è così.

penso a come sia correre dentro i canyon quando fa
caldissimo. a come sia correre per un giorno intero, a quello che puoi provare.
a tutta quella valanga di emozioni che provi e che ti ricordi anche dopo molti
anni. se morissi domani vorrei avere più memorie legate alle corse che alle
feste.
durante la mia notte di là bollono dal caldo, si entra nei
canyon e le temperature sono estreme. credo siano vicini ai 50 gradi percepiti.
ian sherman, un veterano della corsa, dirà che secondo lui è stata l’edizione
più dura per via del meteo che si ricorda. io seguo davide aggiornando
continuamente il cellulare, sperando che mi arrivino messaggi e news.

“davide tutto bene, abbastanza fresco. si è solo lamentato
della condizione dei sentieri. sono in gruppo, davanti parecchie facce
sconvolte.” dice riki.

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davide rimonta dalla 37 alla 30 posizione.
cerco delle cose da fare per non addormentarmi mentre guido
tornando a casa. nel frattempo scrivo a un sacco di persone, alla mia famiglia
e ai miei amici di quello che succede alla western. sospetto che ai più non
freghi un cazzo di nulla, ma tant’è questo argomento è un po’ difficile da
voler capire e così è per molte cose in generale nella vita.
mi scrive una mia amica di tenerla informata perché oramai
ci è dentro anche lei.
“non pensavo di potermi sentire in ansia per uno sconosciuto” dice.

ore 21.24
passerà parecchio prima del prossimo aggiornamento” scrive riki

ore 22.50
filo chiede come va dicendo che il caldo brutto dovrebbe essere alle spalle.
hanno già 80 km nelle gambe, metà gara. riki scrive:

“lo sta beccando ora il caldo brutto. e fa parecchio caldo”

ore 01.17
“davide alla grande, sta patendo un po’ il caldo, ma lucidissimo e si sta
muovendo bene.” riki

questo è il momento peggiore, perché è da solo in mezzo ai
canyon e deve ancora beccare riki. riki lo prenderà al miglio 62, a forest hill
e da lì saranno in due, potranno chiacchierare e potrà aiutarlo a tirarsi fuori dalle crisi.
in
questa fase alternerà bei momenti a momenti orribili.
così è la vita, così è la
corsa.
a forest hill sale in classifica fino alla 25 posizione

ore 02 14
“ripartito da poco da forest hill. sta proprio bene per ora,
lo vedo un po’ avanti di posizione.” maria carla

cerco di tenermi sveglio, mi metto a disegnare. i miei amici
sono tutti o troppo fatti per rispondere o stanno dormendo. tengo botta per un
po’- quando gli mancano 20 miglia però crollo, sono le 5 del mattino a occhio e
croce. mando gli ultimi aggiornamenti e poi mi addormento.

mi sveglio per un messaggio, è la mia amica:
“grande! l’ho pure sognato stanotte. mi fa troppo effetto
che mi sono emozionata per lui.”

mi tiro fuori dal sonno e con gli occhi ancora accartocciati
mi godo il finale.
19 ore e 53 minuti, è 18 esimo assoluto!
vedo dal video l’abbraccio coi due appena dopo l’arrivo, l’urlo di gioia.
sono felicissimo.
complimenti fratello. sei nella storia.

http://videos.wser.org/videos/2017/189.MOV

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