RETROSPETTIVE. USA TRIP 2017

“In the stone heart of an angry son, an
angry son who has done his swallowing, his memories are bitten pills, so
many bitten pills that he has collected.”

forse è stupido, ma da quando vivo in una Valle la
prima cosa che mi manca è vedere qualche persona. Passando gran
parte del mio tempo da solo e senza conoscere nessuno anche per mesi mi mancano
le persone, pur rimanendo una persona fondamentalmente solitaria. Penso sempre
di sentire la mancanza delle grandi città e del mare, ma in realtà mi rendo
conto che sono le persone che mi mancano. O meglio, è vedere altre persone. Vedo una
ragazza che va in bicicletta in felpa e le grosse cuffie viola da deejay che
escono dal cappuccio. Dei bambini giocano a football americano al parco
dandosele di santa ragione nei placcaggi.  Delle signore mangiano un gelato in downtown
dai bicchieri di vetro. Una ragazza mi fissa dall’altra parte del vetro del
cofee shop in cui mi sono fermato a bere un bubble tea. Ha gli occhi troppo
grossi.
Mi mancano le persone in quanto tali, non mi manca viverle.
Quando mi trovo
in città sul serio alla fine mi ritrovo a guardare oltre ai bordi, dove le case
finiscono e le montagne iniziano a disegnare lo sfondo.

dopo 35 ore di viaggio e una notte orribile su un divano perchè arrivo tardi al ceck in mi sveglio, stropiccio gli occhi e penso che Salt Lake promette, ma non voglio affaticarmi prima della gara. Mangio
due banane e dei grassissimi biscotti al cioccolato e sono già in viaggio verso
Logan, a Nord, dove iniziano le vere montagne.

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Viaggio da solo da che possa ricordare di aver mai viaggiato, ma è come se
non ti abitui mai abbastanza a quella sensazione. Spesso dondolo su quest’altalena
in cui a volte mi chiedo perché lo faccio, a volte (il più delle volte) spero di non tornare mai
più.

“All these moments, all these precious time spent moments in gravity
All this anxious waiting, all this time spent waiting.
All this pain that you know,
All this pain that you know,
All this pain that you will ever know
In waking hours, time spent in this moment
though he is living, silently in moments, and forgiving relevance.
It is in his heart he is holding and calling behind sadness of empty fields. it
is in these moments of time well spent”

È quando provi emozioni forti che ti accorgi di vivere. Siano esse belle o
brutte, basta che siano intense. Emozioni forti. È questo quello che aspetti
per mesi e che a volte ti fa chiedere se non stai sprecando la vita per vivere
un sacco di mesi in funzione di due settimane.
Ma per ora non ho nessuna risposta convincente a questa domanda, quindi

prendo uno shuttle per Logan. Qui le navette ti accompagnano fino sulla
porta di casa.
Il posto è una casa enorme, dietro le montagne. Sembra isolata e mi sento un
po’ in soggezione. C’è un cane che abbaglia dietro la porta e nessuno dentro.
poi arriva un grosso pick up bianco da cui scende Dolores e mi dice
“perché non sei entrato? È
aperto!”
e tutta l’ansia evapora in un sorriso.

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(Dolores e Shasta)

ho chiamato questo post retrospettive perchè gran parte è scritto prima di partire o prima che i omenti sono successi. il report di gara lo pubblico su Spirito Trail poi lo metterò qui. anche perchè sennò questo post diventava lunghissimo (lo è già).

L’autunno può portare malinconia.
Vedi il cielo grigio e ti
senti un po’ solo.
Ma se è quello che stai cercando da un anno, la lontananza dalla realtà, dalle
scadenze, dalle cose da fare, dalla piega che sta prendendo la tua vita?
Ti senti un po’ codardo perché senti di star diventando ciò che non avresti
voluto essere.
Allora devi solo fare un bel respiro, coprire la testa col cappuccio dalla
pioggia. Prendere quello che viene, ascoltare con attenzione le sensazioni e
lasciar svanire i pensieri in testa.
Sei qui.

“Racing, racing,
yelling softly,
this is the moment,
this is the moment,
a look to heaven,
sighing tears of angel’s and a night sky,
this is the moment”

La gara è come un camion che ti passa sopra. 
Mi sento svuotato. E ora
mi chiedo?
so che non voglio cadere in questo trabocchetto.

Sarebbe bellissimo rimanere a Logan, mi sento come a casa.
Mi mancheranno queste belle persone, Ma non posso rimanere o il grigio mi entrarà nel cervello e voglio che nel mio cervello sia ben chiaro che non puoi affezionarti a questa realtà. Faccio lo zaino e saluto tutti, Dolores, suo marito Shaun, coach Jim e il cane Shasta. Mi mancherete ragazzi, speriamo di rivederci.

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(con Dolores e coach Jim)

Torno a SLC dove mi accorgo di
non aver prenotato una stanza. Dormo
per terra? Cerco una panchina o un parco? Dicono che la città sia super
sicura. Però alla fine fanculo, prendo un lurido motel, due letti matrimoniali,
tende rosse, TV a schermo piatto e sedili tirati via da una macchina invece che
dei divani.
Ci arrivo in taxi, parlando col tizio che ha vinto una green card (è
congalese). Pago cash e attraverso la strada a due corsie per mangiare dell’ottimo
cibo messicano da asporto. 11 dollari mancia compresa e due burritos giganti
stracolmi di roba, mezzo litro di the alla pesca. Mi addormento guardando due
pugili che a detta del telecronista sono fortissimi, ma mi sembrano due
fighette come tutti i pugili del mondo.

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A far colazione c’è la classica clientela che ti aspetteresti per un Motel.
Trovo questo aspetto degli US abbastanza rassicurante. Molte cose sono come te
le immagini, quindi spesso non ci rimani male o non devi sbatterti più di
tanto.
Vecchi bavosi con soldi e figli a carico usciti da una notte di sesso e cocaina,
qualche ragazzo di strada che cammina cercando di sembrare più aggressivo di
come è sul serio, qualche prostituta che stampa segni di rossetto sul bicchiere
di succo di frutta da quattro soldi erogato dalla macchinetta con un rumore
fastidioso. Qualche turista finito lì per caso. Mi piace credere di non
apparire così. Cerco di fare brutto, poi torno in camera preparo lo zaino e esco a farmi un giro, è uscito il sole.
Nel frattempo il mio ginocchio

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quindi meglio farsi una passeggiata da turista. Lo scopo è spendere qualche dollarone in città e mangiare come un sacco di cibo buono, che sia salutare o no, in questo caso non è rilevante. L’America ha da offrirti una varietà di cibi (non solo junk come nei nostri pegiudizi).
Punto tutto su thrift shop e camicie di flanella, combo di cibo dolce e salato da mangiare fuori al parco dell’Univeristà e litri di thè.

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La sera arrivo in ostello e conosco Lorenzo. È un tizio
mezzo filippino mezzo australiano, gli daresti 25 anni, ma ne ha 40. Nella vita
lavora 5 mesi come cameriere in Australia e il resto dell’anno va in giro per
il mondo seguendo le partite di basket. Lui non è neppure molto bravo a
giocare, ma è molto appassionato. Ha seguito la lega africana in congo, poi è
andato in Cina a vedere il basket femminile, poi si è sparato qualche mese in
Sud America a vedere street basket. Poi di nuovo in svezia e ora è qui a vedere
qualche partita di NBA.
Mi regala un biglietto per vedere gli Utah Jazz la sera stessa.
Dall’alto del mio girone seguo la partita e aggiungo un’altra esperienza che mi
porta a pensare che il basket è uno sport senza contatto per spilungoni un pò goffi.

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Il giorno dopo convinco Lorenzo a guidare la sua macchina
fino alla Suicide Rock. Ovviamente non ne ha mai sentito parlare, e il fatto di
essere abituato a guidare a sinistra non lo aiuta. Rischiato qualche frontale
finalmente raggiungiamo il parcheggio.
è un posto assurdo, una roccia piena di spray con la bomboletta. Non so perché volevo
a tutti i costi arrivare qui, ma quando mi metto in cima a questa roccia mi
sento appagato.
La roccia del suicidio.

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Se dite che fa schifo non posso controbattere. Se dite “ma
che cazzo vivi nelle dolomiti che è sta merda” avete tutte le ragioni. È un
posto con molta spazzatura in giro, bombolette vuote, resti di falò, quello che
chiamano “torrente” è poco più di un fiumicello di un metro marrone che puzza
di palude e da cui ti aspetti di veder serpenti velenosi dare la caccia ai
topi. I disegni con la bomboletta cozzano uno con l’altro e dal punto più alto
non vedi praticamente nulla, con due autostrade ai fianchi e un recinto di rete
in ferro che passa fra gli alberi e la highway.
però emana una propria vita

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Noi abbiamo un sacco di bei posti ma spesso non li viviamo. Le Dolomiti come fossero statuette in palle di vetro di
quelle che giri e scende la neve di polistirolo. È non è perché rispettiamo di
più la natura degli americani. Impiantiamo terrificanti pali di ferro nei
ghiacciai per permetterci di salire le montagne sul culo, prosciughiamo laghi e
risorse idriche dei paesi per far nevicare quando il clima non vorrebbe
nevicare e laviamo con la candeggina i prati per renderli più verdi, buttiamo
colate d’asfalto sulle strade per permettere alle jeep di forestali e
cacciatori (spesso sono la stessa cosa) di andare ad ammazzare bestie in alta
quota.
L’Italia è fuori discussione uno dei paesi in cui il perbenismo lurido (vuoi
anche perché abbiamo la città del Vaticano in seno) è più dilagante e più
idiota. Se butti una buccia di banana su un sentiero sei irrispettoso, ma nei
rifugi alpini ci arrivi in funivia e puoi far pranzo con CocaCola, carne e
ananas del Venezuela.

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Scappo da SLC e decido che a Boulder ci arriverò in aereo.
Più economico, più facile e, cazzo ho proprio voglia di arrivare su subito.
Ricordo vagamente l’aereoporto e un po’ di più la stazione delle corriere.
Riconosco un negozio con bandiere nepalesi appena usciti dalla stazione,
ricordo che l’Angela ne aveva comprate.
Sarò ospite di Sam, mia ex collega che vive in downtown ed è sempre stata
gentilissima con me, fin da quando l’ho conosciuta la prima volta. Arrivo a
piedi nel suo ufficio e le scrivo un sms. Poi visto che non risponde vado a far
pipì dietro un albero perché sto morendo e sento
“EI Paco, how are you?”
Quindi faccio il casuale e mi invento una cazzata. Ci salutiamo e mi porta a
fare un giro di saluti in Azienda.
Dentro ci sono cani che giocano, scrivanie verticali e un tipo sta bevendo una
birra.
“Abbiamo una convenzione con la birreria artigianale qua dietro” mi spiega
ci sono un tot di ragazze molto carine, c’è musica sparata da una radio e se
non fosse che non vedo nessuno far su una canna sarei stato convinto di essere
in una festa.
“Come vedi qui è un po diverso che in Italia” mi dice Sam.

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Ora, visto che sto blog lo legge un mentecatto ignorante che
ha mandato in giro miei articoli per sputtanarmi e per farmi chiudere il blog,
e visto che quel pezzo di merda presumibilmente non è mai uscito dal buco di
culo in cui vive, non posso entrare nei dettagli e spiegare tutto con le parole
che vorrei.
Fatto sta che tornando a casa in bici dal luogo di lavoro di Sam con la
frontale in testa, dopo aver bevuto una birra con un tizio dell’azienda
“concorrente” sparando cavolate e ridendo come matti, dopo aver mangiato degli
ottimi noodle vegani, fatto una doccia e sdraiato a letto con JR il gatto che
viene a scaldarmi mi chiedo perché non possa essere così. perché passiamo la
vita cercando di trovarci dei problemi invece di risolverli? Perché in italia
c’è gente così presa male dalla vita?
Dovremo interiorizzare nel nostro cervello che una realtà così non potremo mai
permettercela, siamo nati nell’epoca sbagliata e basta. Una casa o il tenore di
vita dei miei coetanei a Boulder è semplicemente impensabile e basta. e volete
sapere una cosa? Va bene così.
Viviamo rilassati, non facciamoci il sangue acido per queste cazzate, non sono
importanti sul serio.
Dobbiamo trovarci di meglio da fare che star male nella vita.

“The broken ground he now moves on, this ground so unsettled, so endlessly unsettled.
On the way to the sunken earth, and still he moves on”

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Mi capita di rado di sentirmi emozionato nel conoscere
qualcuno. Solitamente queste persone di cui avevi i poster attaccati in camera
o di cui hai fantasticato su foto e video sono dei palloni gonfiati, o dei
poveri stronzi che non sanno fare niente altro che l’attività per cui sono
conosciuti. Corpi capaci di fare cose strabilianti, montati su cervelli idioti
e monodirezionali: corri/scala/scia/gioca.
La mia amica voleva portarmi un suo libro autografato, e quindi ha attraversato
i pochi blocchi che dividono casa sua da quella di Scott per chiederglielo.
Fatto sta che Scott ha chiesto per chi era il libro e Sam gli ha spiegato che
era per questo tizio italiano a cui piace fare le ultra etc etc e Scott gli
dice che mi vuole conoscere.
Scott Jurek gli dice che mi vuole conoscere.

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Se come me avete sempre pensato che Scott è una persona gentilissima, che oltre
ad avere 7 cougars sul camino di casa ha anche un bel cervello e ha contribuito
a cambiare la scena dell’ultrarunning e non solo, io confermo.
Scott mi chiede
“ma secondo te, da italiano, è un buon gelato? È la mia gelateria preferita e volevo una conferma”
Ed è questo l’ultimo ricordo che ho stampato in mente, la scena surreale di mangiare un gelato con Scott Jurek in una gelateria italiana nella Pearl Steet di Boulder mentre il resto del mondo va avanti e le preoccupazioni sono solo figure sbiadite.

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Addio Boulder, addio USA: spero di tornare presto.

In the stone heart of an angry son, an
angry son who has done his swallowing, his memories are bitten pills, so
many bitten pills that he has collected.
The broken ground he now moves on, this ground so unsettled, so endlessly unsettled.
On the way to the sunken earth, and still he moves on
This is earth
Has moved on and collected, settled to his own liking, and still he moves on
A voice in the back of his head reminding him that this is stolen, that this is not his

All these moments, all these precious time spent moments in gravity
All this anxious waiting, all this time spent waiting.
All this pain that you know,
All this pain that you know,
All this pain that you will ever know

In waking hours, time spent in this moment
though he is living, silently in moments, and forgiving relevance.
It is in his heart he is holding and calling behind sadness of empty fields. it is in these moments of time well spent
In these moments of gravity, this time well spent, a look to heaven, sighing tears of angel’s and a night sky

Racing, racing,
yelling softly,
this is the moment,
this is the moment,
a look to heaven,
sighing tears of angel’s and a night sky,
this is the moment
Holding moments and forgiving relevance
It is in his heart
he is holding and calling behind sadness of empty fields.
it is in these moments of time well spent
In these moments of gravity,

This time well spent,
A look to heaven,
Sighing tears of angel’s and a night sky.

Indian Summer, Angry Son

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