+ SAETIA +

To my dearest

It is almost like we’ve died
entwined in that way we are.
our voices,
our touch,
our lips are searching
for answers
to questions not asked.
It is not a belief in dreams.
It is not
a refusal to accept.
It is a refusal
to let go.

(Saetia – An open letter)

“Al mio più caro…

è come se fossimo quasi morti
siamo intrecciati in quel modo. 
Le nostre voci,
il nostro tatto, 
le nostre labbra alla ricerca
di risposte
di domande mai poste
Non è un credere nei sogni. 
Non è 
un rifiuto ad accettare. 
è un rifiuto
a lasciarsi andare.”

Febbraio 1997.
A New York, in inverno, fa freddo. 
Fa un freddo della madonna e le persone camminano veloci per andare da un posto all’altro. Si stringono nei locali e nelle case. Il sale viene cosparso sulle strade per non farle ghiacciare. è il 1997 e i social network ancora non esistono. le persone per conoscersi si parlano ancora, del tipo che se vedi uno che ha una toppa cucita sulla giacca di un gruppo che ti piace, o ha la maglia di qualche band che non conosci, ci parli e gli chiedi chi sono. 
Non puoi informarti tramite i motori di ricerca e se vuoi conoscere dei gruppi nuovi puoi solo andare ai concerti, leggere fanzine, chiedere in giro, andare nei negozi di dischi e nelle librerie.

A New York fa freddo e la gente si chiude nelle sale prove e nei piccoli locali. I concerti, nella East Coast iniziano presto, si chiamano mattinee e finiscono prima di mezzanotte. Questo perché così anche chi è minorenne e non ha una macchina può tornare a casa coi mezzi. 

è così che tra una lezione dell’università, la libreria e qualche concerto si conoscono i 4 ragazzi poco più che ventenni che daranno vita ai Saetia. 

Forget the love letters penned by sad faced boys
You’ve never met.
Forget the unwritten, uncollected works of the poet
You never were. 

(Saetia – The Poet You Never Were)

“Dimentica le lettere d’amore scritte da ragazzi col viso triste
Che non hai mai conosciuto.
Dimentica l lavori sparsi, mai scritti del poeta
che non sei mai stato.”

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I Saetia hanno qualcosa di diverso, di sincero, di primordiale, che nessuna altra band al mondo ha. Loro, semplicemente, tirano fuori in maniera brutale ciò che hanno dentro. Le loro urla non sono però rivolte a qualcuno. A differenza di tutta la musica che è esistita prima, i testi sono intimi, cupi e introspettivi. Le loro parole parlano di emozioni e la loro musica è vicina al punk hardcore. I testi sono così urlati che spesso risultano incomprensibili.  Saetia, quando suonano di fronte a 15 persone non sanno che hanno creato qualcosa di nuovo, quello che poi gli altri chiameranno “Screamo” o, viste le influenze col power violence, “Emo-violence”. Nella realtà solitamente l’emoviolence è caratterizzato da pezzi veloci, caotici e brevi, cosa che nei Saetia non è sempre vera. Stessa cosa per lo screamo, un contenitore piuttosto grande che serve solo a dare un’indicazione generale. Sono solo etichette che il più delle volte stanno strette ai gruppi e servono solo a far parlare la gente nei commenti di youtube. 
Io credo solo che questo tipo di musica, e in particolare questo gruppo, vada compreso più che delineato. La musica può piacere o no, ma tolto il gusto estetico del buonsenso che porta gran parte della gente ad ascoltare musica usa e getta da radio e da tormentoni estivi (prodotta come qualsiasi altra merce per essere venduta, usata e dimenticata), i sottogeneri musicali vanno compresi. 
Cosa porta dei ragazzi di 20 anni a scrivere questo tipo di testi, a urlarli con tutto ciò che hanno in corpo in uno scantinato di fronte a quasi nessuno?
Capiamoci. I Saetia stessi dichiararono che all’inizio suonavano di fronte a un pubblico di una dozzina di persone, alla fine di fronte della loro carriera, a venti. 

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Le band della costa Est hanno spesso testi cervellotici, filosofici e a tratti difficili da capire. La forma delle loro parole, se così possiamo dire, è a tratti difficile da interpretare, ma i messaggi sono chiari. 

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I need to go reshape relationships back into what
I used to know tomorrow is so far and
I no longer want to find a replacement for
all these pictures that are lost in my mind

(Saetia – The Burden Of Reflecting)

“Ho bisogno di dare nuova forma alle relazioni in quello che erano
so che il futuro è lontano e 
non ho più voglia di trovare un rimpiazzo per
tutte queste immagini perse nella mia mente”

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Non è facile aprirsi a qualcun’altro dopo che una relazione è finita male.

I Saetia non divennero mai famosi nel senso generico del termine. Quantomeno non divennero popolari nel tempo in cui suonavano, neppure nel giro punk. 
La loro musica era probabilmente troppo avanti coi tempi, o troppo difficile per essere capita. Tuttavia non credo neppure che il successo fosse qualcosa che i Saetia stessero inseguendo. Dopo un anno dalla nascita della band, nel 1998, il loro bassista Alex Madara, finì in coma a seguito di un attacco allergico e morì dopo 8 giorni. La band si sciolse l’anno dopo, nel 1999, a due anni dalla nascita.

Io consiglio solo di ascoltarli in un momento in cui abbiamo tempo di dedicarci all’ascolto. Immaginati in un basement freddo, di cemento, a New York City, in inverno a febbraio Sopra di te la città continua a muoversi e la neve continua a cadere.

Discografia: 

1997 – Demo cassette
1997 – Saetia (EP)
1998 – Saetia
1999 – ABC NO Rio Benefit (live)
2001 – A Retrospective (raccolta postuma)

PUNK HARDCORE – SCREAMO – EMOVIOLENCE – NEW YORK – 90′S

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