+ CURSIVE +

Non ho mai capito se questa band sia famosa e commerciale o se in realtà la ascolto io e pochissime altre persone.
Credo sia una situazione che capiti a molte persone che vivono in periferia, o in città di provincia di non sapere realmente la portata delle cose che fanno. C’è gente che scrive o che suona sostanzialmente lontano dalle luci dei palchi e magari cambia la vita a molte altre persone senza saperlo.
Credo che la vita lontana dai grossi stimoli delle metropoli porti con se delle inevitabili scomodità e sfighe che tutti possiamo immaginare, ma dall’altra, molte band non sarebbero semplicemente mai esistite se non fossero nati in posti del cazzo; tipo i Raein a Forlì, o i Cursive a Omaha in Nebraska, per dire.

Mi sveglio, solo, nella stanza di una donna che conosco a malapena.
Mi sveglio, solo, e faccio finta di essere finalmente a casa.
La stanza è piena di suoi libri e quaderni di appunti,
Immagino che cosa ci sia scritto dentro, cose come “Vattene mosca, non disturbarmi.”

E riesco a malapena ad uscire dal suo letto,
Spaventato dall’idea di non poter più stendermici sopra.
Oh Cristo, non sono così tanto disperato.
Oh no, oddio, lo sono.

Come sono finito qua? Non lo so.
Perché inizio cosa che non riesco a concludere?
Oh, per favore, risparmiatemi la vostra raffica di domande
E tutte quelle brutte risposte.
Il mio ego è come il mio stomaco,
Continua a cagare quello che gli dò da mangiare.

Ma forse non voglio più finire nulla,
Forse posso restare a letto ed aspettare che torni a casa
E mi sussurri: “Ora sei nella mia rete,
Adesso ti avvolgerò stretto finché non arriverà il momento di morderti.”

Mi sveglio, solo, nella stanza di una donna che conosco a malapena.
Mi sveglio, solo, e faccio finta di essere finalmente a casa.

“Ora sei nella mia rete.”

— — — — — — —

I wake alone
in a woman’s room I hardly know.
I wake alone
and pretend that I am finally home.
The room is littered
with her books and notebooks

I imagine what they say, like,
“Shoo fly don’t bother me.”
I can hardly get myself out of the bed
for fear of never lying in this bed again.

Oh Christ, I’m not that desperate.

Oh no, oh God. I am.

How’d I end up here to begin with?
I don’t know.
Why do I start what I can’t finish?
Oh please don’t barrage me
with the questions
to all those ugly answers.
My ego’s like my stomach,
it keeps shitting what I feed it.

But maybe I don’t want to finish anything anymore.
Maybe I can wait in bed ‘til she comes home
and whispers
“You’re in my web now,
I’ve come to wrap you up tight
‘til it’s time to bite down.”

I wake alone
in a woman’s room I hardly know.

I wake alone
and pretend that I am finally home.

Cursive – The Recluse

Nel 1997 The March Hares è una band di 5 amici delle superiori di Omaha. Il classico gruppo che suona alle feste dei compagni di classe e in qualche locale, facendo cover di gruppi pop tipo REM, Pixies etc sperando di riuscire a baccagliare una ragazza a fine serata.

Poi il cantante Jim Robino molla la band e il gruppo, invece di sciogliersi viene preso in mano da uno degli altri ragazzi, si chiama Tim Kasher.
Tim ribattezza la band Slowdown Virginia: Virginia è il nome del suo cane.
Sono gli anni della musica EMO, non serve essere rockstar o mostrare muscoli e violenza per fare buona musica, i soldi sono più un problema che una risorsa.
Gli Slowdown Virginia incidono una cassetta con 5 pezzi nel vicino Iowa, in un posto chiamato Junior’s Motel: è un pollaio convertito a sala prove.
Siamo in Nebraska e dintorni, non dimentichiamolo.

Il gruppo inizia ad ingranare, vende delle cassette ai concerti. Le persone ascoltano la cassetta e pensano che non sono poi male, si parla della band. Finchè un ragazzo del posto, chiamato Ted, non propone alla band di provare a incidere su CD e magari anche su un vinile.  Proviamoci gli dice, e stampa 500 copie del Cd con la sua micro etichetta, la Lumberjack Records. Riescono a tirare su i 1500 dollari necessari e nel 1994 pubblicano l’album Dead Space.

Sembrerebbe che le cose inizino a girare. Dal vivo gli Slowdown Virginia sono fighi, la gente di Omaha aspetta i loro concerti. Mettono assieme del materiale per un secondo album, ma non vedrà mai luce. Basta.
Tim Kasher vuole di più. Omaha è un posto sperduto negli stati uniti, in uno degli stati più noiosi d’America, Tim ha bisogno di farsi sentire, vuole di più.
Nascono i Cursive.

Ho deciso che stasera
Resterò in vita,
Calcerò e urlerò.
Vivo, resterò in vita,
Il mio sangue scorre bollente.

I’ve decided tonight
I’m staying alive
Just kicking and screaming
I’m, I’m staying alive
Blood boiling and streaming

Cursive – Staying Alive

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Imparare a scrivere in corsivo è una cosa estremamente inutile. Dimmi quante volte ti è capitato di scriverci dopo aver finito le scuole. Per imparare a scrivere un buon corsivo devi applicarti con obbedienza e dedizione, la stessa attitudine con cui Tim e gli altri decisero di prendere la musica a questo punto della loro vita. In questi anni (1997/1998) I Cursive pubblicano i loro due lavori:
Such Blinding Stars for Starving Eyes

The Storms of Early Summer: Semantics of Song


Nel 1998 Tim si sposa e ha quella che potrebbe essere considerata la grande svolta per una persona nata in Omaha e con una sensibilità sopra la media, ovvero se ne va a vivere a Portland, nel Pacific Northwest con la moglie. Il posto in cui, se volete dirla con me, le cose succedono. La band si scioglie.
Ma si sa, le relazioni non sono una cosa semplice.

La convivenza a Portland, la vita perfetta con la donna che Tim amava dura meno di un anno, la storia va a puttane. Nell’estate del 1999 Tim lascia la piovosa estate del Pacific Northwest per tornare nella polverosa e piatta Omaha, tra i campi di grano, gli zoticoni e il piattume. Dove non succede mai un cazzo e dove sei sempre lontano dalle grandi città Tim si riunisce con i Cursive e nasce  l’LP Domestica, quello che verrà da tutti ricordato nella storia e renderà i Cursive conosciuti anche fuori dal Nebraska. Era il 2000, il nuovo millennio.

è un disco duro, sentimentale, pieno di emozioni, Un concept album autobiografico sull’essere traditi, su una storia andata distrutta. Uno sfogo non mascherato e sincero; l’ammissione di tutto ciò che passa per la testa a Tim senza nascondersi dicendo che “non è come sembra”. Sul retro del vinile c’è un’immagine piuttosto eplicativa e all’interno c’è il flyer che annuncia le nozze di Tim
“Tim si sposa”

Le tue lacrime sono solo alibi
per provare a te stessa che ancora provi
Ma sei solo riste per te stessa

Your tears are only alibis
To prove you still feel
You only feel sorry for yourself

Cursive – The Martyr

Tim canterà questo album live a squarciagola, fino a svenire. Lo canterà così tanto fino a farsi venire un edema polmonare, che lo costringerà a smettere di suonare live per un pò. Era il 2002, la band smise di suonare in giro e finì un’epoca.
I Cursive cambiarono formazione e tornarono a suonare solo dopo un anno con nuovi album.
Fu nel 2003 che la band pubblicò The Ugly Organ, quello che li consacrò come band famosa a tutti, o magari a nessuno. Non lo so, credo che da qui in poi tutti li conoscano, ma magari sbaglio, essendo un ragazzo di provincia pure io.

Discografia

  • Such Blinding Stars for Starving Eyes (1997)
  • The Storms of Early Summer: Semantics of Song (1998)
  • Domestica (2000)
  • The Ugly Organ (2003)
  • Happy Hollow (2006)
  • Mama, I’m Swollen (2009)
  • I Am Gemini (2012)
  • Vitriola (2018)

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