un nuovo mattino per l’ultrarunning.

Qualche tempo fa Riccardo Tortini in una chat comune se ne esce chiedendo cosa sta succedendo nella scena italiana perchè sente che stanno nascendo nuove cose e c’è un bel fermento. Sono stato felicissimo di sentirlo, da una persona di cui ho grande stima e che vive dall’altra parte dell’Oceano non è scontato ricevere questo tipo di commenti.

Sta sul serio cambiando qualcosa nella scena dell’ultrarunning italiana? non lo so, ma di sicuro nuove cose stanno nascendo: gare indipendenti, ritrovi, festival, podcast, fanzine e finalmente, un pò di spessore culturale, che è forse l’unica cosa che salva l’ultrarunning dal diventare uno sport qualsiasi fatto solo di numeri del cazzo e risultati, record, dopati e sponsor che muovono i fili delle marionette.

basta una macchia di sporco per sporcare un intera bacinella d’acqua.
prova a usare il cervello, non solo le gambe. Se un atleta dopato vince
una gara non devi pensare che sia bravo. Non devi pensare che alla fine
sono tutti dopati e lui è il più forte di essi. Onora l’individualità
del tuo libero arbitrio e capisci che questo è un ragionamento malato.
Allontana quella persona, digli espresamente che non deve essere parte
della comunità. nessuno gli sta dicendo che non dovrebbe correre,
semplicemente, non dovrebbe fare gare.

OGNI TANTO, RICORDIAMOCI CHE NON SIAMO NESSUNO.
Non siete dei Giganti, siete solo delle persone con un ego smisurato. Le aziende vi convincono di essere necessari, ma della vostra vita non gli frega un cazzo, a loro, se il mondo va a puttane, non interessa: gli interessano solo i soldi che abbiamo nel nostro portafoglio. Ricordiamoci sempre che la nostra vita non vale più di quella di un qualsiasi verme su questa terra. Ricordiamoci ch le gare sono gare, che le medaglie sono medaglie e che tutto finisce, quello che resta sono solo le memorie e le giornate passate leggere con gli amici.

Da una parte mi sono chiesto se organizzare URMA Invitational di nuovo. Sul serio, se penso a quanto impegno richiede e quanto è difficile mettere tutto assieme mi verrebbe da dire di no. Dall’altra sono motivato per fare ancora più casino: ho già un’idea e sembrerebbe che Vezza e Mirel non mi vogliono lasciare solo nemmeno questa volta. Tiriamo su un casino.

è ora di smettere di essere solo il prodotto di una società di consumi e di sembrare gente che è uscita da un catalogo di qualche azienda.
Adoro tutte le persone per quanto strambe sono, mi piacciono quelle che si impegnano e si danno da fare, tutti quelli che hanno le palle di esporsi ed esprimersi, che non è facile, nè di fronte alle pagine di una fanzine, nè in un altro progetto o in qualsiasi altro modo.
Questa, amici, è la nostra guerra. Siamo noi a fare quello che vogliamo e non aspettiamo che siano gli altri a dirci di farlo.

Le stronzate di correre solo per bere birra alla fine, i discorsi vuoti da social network e di dire a tutti bravo le teniamo per chi ha tutto da perdere. Non sarà di certo nessuna delle aziende per cui lavorerò a darmi lo stimolo di correre o a spiegarmi cosa è la corsa.

è arrivato il momento che i corridori si riprendano la scena, lottando se serve.
Siamo molto più di una stupida maglietta finisher. Siamo più di un risultato.
Siamo quelli che fanno casino, se hanno voglia di farlo.
Tornatevene dietro i computer a battere le tastiere, senza sudare mai una goccia, a giudicarci come dei seduti sul culo delle vostre comode sedie reclinabili, a guardarci e puntarci il dito contro.
Noi rimaniamo nei boschetti a correre e non dovete dircelo voi cosa è l’ultrarunning.

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