Essere ispirati o copiare

Esiste una differenza enorme tra essere ispirati e copiare. Tutti noi siamo influenzati e influenziamo altre persone, ma il cerchiare di fare le cose emulando qualcun altro è qualcosa di molto diverso. 
Credo che la grossa forza della comunità dell’ultrarunning sia l’eterogeneità di persone che ci sono dentro: accumunati dall’idea di correre lunghe distanze a piedi puoi trovare persone diversissime tra loro.

Nutro massima stima per quei corridori disciplinati “da caselle verdi su Training Peaks” che riescono a trovare una forma di regolarità religiosa nel loro approccio come quelli più istintivi che spesso agiscono mossi dal romanticismo più che dalla razionalità. 

Trovo avvilenti invece tutti quei corridori che fanno qualcosa perché reputano che quel determinato comportamento li renda adatti in quel momento. Tutte quelle persone che si disperano per cercare l’accettazione, utilizzano parole che non hanno senso per loro, che si sbronzano alle feste senza aver voglia di ubriacarsi, tutti quelli che prima di venire a URMA pensano a come dovrebberovestirsi o fare per essere coerenti con l’idea che hanno dell’evento.

Ogni tanto rifletto su quelle che sono le persone che mi hanno influenzato, e ovviamente la prima persona a cui penso è Davide. Abbiamo più o meno la stessa educazione – veniamo entrambi dal giro del punk hardcore – e quindi alcuni valori sono condivisi, l’affermazione della propria individualità e alcune idee o parole che provengono da quella cultura. Siamo entrambi arrivati alla stessa passione per la corsa su lunga distanza e, anche se non è frutto di una nostra scelta siamo entrambi rasati e con la barba.
Quando penso alla mia attitudine per la corsa non posso fare a meno di riconoscere alcune delle sue visioni che di mio non avrei mai avuto, come il fatto di vivere la competizione più verso me stesso che verso gli altri fino all’idea del correre senza il contachilometri attaccato, perché tanto li devi correre tutti i km che cazzo te ne frega quanti ne hai corsi.

Dall’altra però mi piace credere di aver trovato la mia individualità e affermazione della mia attitudine nella comunità della corsa, seppure possa piacere o meno.
Davide mi ha detto che all’ultima edizione di URMA non ha bevuto nemmeno una birra, semplicemente perché non gli andava. 
E come Davide ci sono molti altri corridori (persone) che mi hanno ispirato e a cui devo parte della mia attitudine: Marco, Niki, Manu e così via. Spesso quando sono in montagna un pensiero a loro capita spesso.

Credo sia fondamentale per non trovarsi tra le mani una comunità di burattini nelle mani del mercato o un esercito di militari testevuote destinato all’oblio.
Affermare la nostra attitudine è il modo migliore per preservare la comunità dell’ultrarunning.

Ognuno di noi, che gli piaccia o meno, condiziona e viene condizionato da altri. 
Bisogna accettarlo ed è una cosamolto positiva, dall’altra, rispettare le persone che c’erano prima e ti hanno dato l’ispirazione per fare molte delle cose che fai. 

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