05/09/2020 Massimo Conci

Così comincia l’avventura…Arrivo in auto al Passo Rolle dove riposo in auto fino a mezzanotte. Partenza ore 00:31, notte calmissima con una luna spettacolare che illumina le rocce del Lagorai. Ci metto un po’ ad abituarmi ad essere solo in questo territorio selvaggio e ogni rumore di animale mi fa sobbalzare. La temperatura è perfetta e mi fa sorridere il fatto di aver messo nello zaino anche un inutile piumino. Prima salita al Passo Colbricon volata e proseguo direzione Cima Cece cominciando già ad alimentarmi. I primi chiarori alla Forcella Coldosè. Bellissima alba che ammiro solo in parte perchè bisogna stare concentrati. Mi fa sorridere anche che nello zaino ho delle cuffiette per ascoltare la musica. E’la mia prima esperienza di trail così lunghi ed ora capisco che la mente non può tanto vagare…non su un itinerario così complesso dove bisogna controllare sempre di essere sul sentiero e sulla traccia. Arrivo alle 7 al rif. Colbricon. Accolto meravigliosamente dai gestori: “Stai seduto, riposa, ti riempio io la Camel!”. Si riparte camminando verso il passo Sadole, finalmente un tratto comodo. Poi avanti verso l’infinito…è il tratto che conoscevo di meno e non pensavo fosse così lungo. Il morale però è altissimo. Finisco il da bere e tento di riempire la Camel al primo rivolo che trovo. Arrivo al Lago delle Stellune e il cartello Manghen 3ore30 mi sconsola un po’. E’il primo momento di dubbio: “Ce la farò?”. Al Passo avrebbero dovuto arrivare i rinforzi con cibo acqua e un po’ di tifo. Il rally di San Martino ha però chiuso la strada e non ci sarà nessuno ad aspettarmi. Forse meglio perchè non so se avrei avuto il coraggio di proseguire. Il ristorante è aperto e mangio una pasta in bianco e una coca cola che mi sistema la stomaco. Continuare a mangiare è stato difficile ma indispensabile. Proseguo e sto bene. Arrivo al Passo Cagnon, un passo in discesa e un dolore al ginocchio mi colpisce. sono le 16:00. Non riesco a camminare in discesa. Il morale è ancora alto. Mia mamma mi sta venendo incontro dal Sette Selle e Treppo dalla Panarotta. Zoppico in discesa e sono lentissimo. Arrivo al Passo Palù dove incontro la mamma. Mi dà i bastoncini ma anche con quelli non funziona. Niente da fare, decido per scendere a Palù e ci metto comunque 1ora e mezza per 300m di dislivello! Sono però felice, mi sono misurato con me stesso in qualcosa per me di nuovo. Dentro di me ce l’ho fatta, non ho mollato! La traversata è leggendaria e difficile. Ringrazio il “Translagorai Support Team” per i messaggi di conforto e le foto di meravigliosi pranzi! Ringrazio Arianna che mi ha motivato e convinto a partire. Ringrazio i miei genitori per il recupero e mia moglie Elena e Treppo che sarebbero venuti ad accogliermi in Panarotta.

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