04/09/2020 Nicola Furlan e Leonardo Gasperini

PROLOGO: la Translagorai era un tarlo che rosicchiava da tempo, tanto tempo. Per diversi motivi pare sia arrivato l’anno buono e così durante l’estate si decide la data: il primo weekend di settembre, ci sarà anche la luna quasi piena ad aiutarci. Nell’attesa del 5 settembre si corre e ci si prepara per quel che si può, si sbirciano i risultati di chi ci sta provando e proprio da uno di questi si prende spunto per creare dei riferimenti. Un ignaro E.S. (queste le iniziali) diventa un punto di riferimento e i suoi tempi, a cui aggiungiamo doverosamente minuti e ore, vorrebbero essere la nostra tabella di marcia. Analisi del profilo altimetrico, più in dettaglio dei sentieri E349, E321 ed E322 che vorremmo ci portassero fino al passo Manghen, da lì in poi la strada è nota. Valutiamo perfino l’apporto calorico necessario, pare servano tra le sette e le ottomila kilocalorie: il mattino della partenza ne avrò quasi dodicimila nello zaino. Lo zaino, il cui contenuto sarà rigorosamente ridotto all’indispensabile, non dovrà essere più pesante di 5Kg. Collezioniamo tanti numeri accompagnati dalle rispettive unità di misura mentre si avvicina il giorno fatidico e le previsioni meteo diventano sempre più attendibili: ci sarà alta pressione, assenza di vento e temperature buone. Ci siamo.

 Venerdì 4 settembre in serata siamo al passo Rolle, puntiamo la sveglia alle 3.45, ci concediamo una birra e ci infiliamo nei sacchi a pelo. Ore 3.15 sveglia improvvisa a suon di musica trap sparata a tutto volume da una macchina di giovani 🤬🤬🤬🤬🤬🤬 che per mezz’ora decidono di trasformare il parcheggio dove sostano parecchi camper in una pista da (s)ballo. Poco male: colazione, preparativi e alle 4.43 siamo all’imbocco della strada che da malga Rolle porta al rifugio laghi di Colbricon. Qui subito la prima leggerezza, sbagliamo clamorosamente il bivio e invece di girare destra tiriamo dritto in direzione S.Martino d.C.: venti minuti persi. Leonardo mi dice che Kilian in uno dei suoi libri scriveva “more kilometers, more fun” dopo aver sbagliato il percorso. Beato lui. A circa un’ora dalla partenza la luce dell’alba ci regala i primi splendidi panorami e non resistiamo allo scatto di qualche foto. Numeri: 6.20 forcella Colbricon, 8.10 forcella del Valon, 9.40 forcella Valmaggiore, 12.15 Rifugio Cauriol. Il percorso non è facile, pochissimo sentiero, tantissime pietraie che mettono a dura prova e qualche tratto attrezzato. Il percorso non è sempre scontato e va mantenuta buona attenzione ai segni bianco/rossi. Il tempo è ancora dalla nostra, in sette ore e mezza abbiamo chiuso la prima parte, la più ostica (dicono) e abbiamo anche sbagliato strada. Panino e CocaCola al rifugio, carico d’acqua e poco prima delle 13.00 si riparte per una salita dolce in direzione del passo Sadole, poi inizia il tracollo. Il ritmo tiene per poco ma di li a poco crolla terribilmente. Forse il caldo e la consapevolezza di dover lesinare l’acqua, forse l’inconsapevolezza di sapere cosa significhi realmente Translagorai. Le indicazioni con i tempi SAT e le altimetrie che di tanto in tanto sbircio sono categoriche e sembrano parlare: “Non ce la farete mai!”. L’ultimo riferimento sul percorso, prima di abbandonare, è stata forcella Lagorai; quando vedo l’indicazione a 1h10 in prossimità di un bivio con il sentiero 319A decidiamo che è meglio ripiegare. Scendiamo in direzione malga Lagorai seguendo un sentiero che attraverso balze erbose e alcune cascate ci conduce alla bellissima piana che ospita il lago Lagorai e la malga. Al bivacco due tizi autoctoni ci invitano a entrare offrendoci del vino rosso e della grappa. Accettiamo (amaramente) solo le indicazioni per poter arrivare al paese più vicino: circa 8km di forestale per arrivare fino a Lago di Tesero dove una fontana ci rinfresca e ristora. Davide ci recupera e riaccompagna al Rolle a prendere la macchina, torniamo a casa poco prima di mezzanotte, l’ora in cui ci sarebbe piaciuto arrivare in Panarotta. Non so bene quando, ma ci sarà una seconda volta!

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