19/09/2020 Filippo Caon

Questo tentativo, almeno per me, ha avuto un’origine un po’ strana. Tutto è nato accompagnando, dal Manghen alla Panarotta, i ragazzi della prima ripetizione ufficiale a luglio, facendogli un po’ di assistenza. A parte questo, da gennaio ho corso un po’ a singhiozzi, motivo per cui non avevo mai realmente pensato di provarla per intero quest’anno.

Poi Giulio mi ha chiesto di accompagnarlo durante la prima parte, e dopo aver accettato ho iniziato a maturare l’idea di provare ad arrivare in fondo.

Data prefissata: 19 settembre.

Orario di partenza prefissato: 5:00 antimeridiane.

Orario di partenza effettiva: 5:17 antimeridiane.

Assistenza: Caterina, la compagna di Giulio, al Manghen e all’arrivo.

Siamo arrivati al Rolle verso le 23:30, abbiamo dormito quattro ore e mezza nel California di Giulio. Io come al solito mi sono svegliato un quarto d’ora prima di partire.

Sono partito con: scarpe Topo MTN Racer, calzini Nike Everyday (no, non mi fanno vesciche), pantaloncini Patagonia Strider Pro, t-shirt ‘The Temple of Miles’, pile The North Face Flight Series non più in produzione, guanti Kask mai entrati in produzione, frontale Petzl Actik Core. Infine, l’immancabile cappellino da ciclista Le Coq Sportif.

Nello zaino (Salomon Adv Skin 5) avevo: 1 litro d’acqua, giacca antivento Patagonia Houdini, iPhone, mascherina, scaldacollo, 1 barretta Clif (le altre le aveva Giulio), una decina di gel per entrambi. Giulio aveva anche dei panini, l’idea era di dividere il cibo. In mano: bastoncini Gipron 310 Mont Blanc.

Sui bastoncini: li ho tenuti più nello zaino che in mano; sul porfido ‘intrigano’. Ma in generale è meglio averli, se li sapete usare.

In generale: fino al Paolo e Nicola non si corre un metro, puro ravanage tra le pietre. Sono scivolato da fermo su una lastra di porfido, la botta mi ha dato fastidio tutto il giorno. Giulio è caduto verso metà giornata battendo il ginocchio. Dal Paolo e Nicola c’è un po’ di traverso corribile, la discesa fino a Malga Sadole è abbastanza stancante e sebbene la salitona fino a Forcella Sadole mi preoccupasse parecchio in realtà è tranquilla. Poi ricominciano i sassi, tanti sassi. E le salite, tante salite. Da Busa della Neve al Manghen pensavamo fosse più corta, questo mi ha un po’ buttato giù il morale.

In totale abbiamo perso più di un’ora per errori di percorso. Sono stato molto bene tutto il giorno, e correvo bene, pensavamo di avere un buon tempo, ma quando ci siamo accorti che saremmo arrivati al Manghen in 14 ore ci è sceso il morale. Contavamo di entrare in rifugio, scaldarci e mangiare qualcosa ma questo era chiuso. Avevamo i telefoni scarichi e facendo due conti ci siamo accorti che saremmo potuti arrivare in Panarotta per le 3:00 del mattino, dove Caterina avrebbe dovuto aspettarci da sola tutta la notte. Questo, aggiunto al miraggio del California riscaldato ci ha fatto mandare al diavolo l’adesivo facendoci ammettere che «ritirarsi è proprio bello». Se in quel momento uno dei due fosse stato più carico, penso avremmo finito senza troppi problemi.

Da Malga Sadole non c’è più acqua fino al Manghen. Abbiamo passato 6 ore senza bere. Mezzo litro di acqua in più non avrebbe fatto molta differenza, e in giro non ci sono rigagnoli. Se c’è sole è un casino.

In macchina, oltre a un cambio completo, avevo lasciato da trovare al Manghen: giacca in gore-tex Arc’teryx Alpha FL, copripantaloni Decathlon, frontale di riserva Petzl Bindi, altri gel, cibo e bevande generiche (uva, latte di soia, nachos). Non avendo trovato la Sierra Nevada (già questo era presagio di fallimento), la birra che avevo scelto per l’arrivo o per il ritiro era la Mediterranean Pale Ale della Damm, che però non abbiamo bevuto.

Penso di non aver sbagliato niente. Abbiamo soltanto avuto il momento di depressione nel punto in cui era più facile gettare la spugna, e abbiamo colto l’occasione. Per questo motivo in generale sono molto felice; soprattutto di aver condiviso queste 14 ore col grande Repetto. Ora conosco tutto il percorso, e francamente dal ‘venti venti’ non avrei potuto chiedere di più.

Ci vediamo l’anno prossimo. Maledetto Lagorai.

Buone corse.

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