13/09/2020 Raffaele Guzzon

È quando arrivi a Forcella Colbricon che capisci che non sarà una passeggiata. Fino ad allora la giornata era filata via liscia, fatto salvo un paio di autisti un po’ pazzi e una comitiva di un centinaio di finanzieri arrancanti su per la salita, ma da li in poi c ambia tutto e comprendi che il Lagorai non è una montagna come le altre. In ogni caso via, verso l’ignoto o quasi, perché il Lagorai è una montagna che  mi ha sempre incuriosito e la Translagorai un pallino da anni. Il farla in 24 ore è oggettivamente un miraggio, ma perché non tentare se poi si hanno due pacer di eccezione come Giulia e Roberto… Le ore passano senza accorgersene, immersi in una foresta di roccia che sembra avvolgerti, schiacciarti, ma cha sa regalarti squarci di panorami terribili e sorprendenti, tra guglie respingenti, memorie di una guerra lontana e le Dolomiti che ti osservano beate, loro morbide e bianche, sicuramente perplesse. Almeno in questo primo tratto, tra il Paso Rolle e malga Sadole distanze chilometriche, altimetrie e tabelle non contano; il terreno, o meglio le pietre, sanno spegnere ogni velleità di corsa in un equilibrio instabile nel quale ogni passo deve essere ben ponderato.

Il bivacco Aldo Moro è la prima tappa, raggiunta con una certa scioltezza, ed anche il Paola e Nicola non si fa troppo attendere, insieme alla quanto mai utile fonte d’acqua a pochi metri. Le ore sono 6 dalla partenza, già i programmi iniziano ad incrinarsi, ma tanto vale provare a tirare fino alla malga. Il tratto successivo sembrerebbe più scorrevole, ma attenzione qui è più facile perdersi, uscire dalla traccia accumulando, come è successo a noi, ore di ritardo e metri di dislivello davvero non necessari. Mancano all’appello due laghi prima della discesa ed infatti eccoli, il Lago Brutto (stupendo) e il Lago delle Trote sono due piccole perle tra maestose trincee, cavalli bradi e i primi prati di giornata (toh l’erba esiste ancora …). Purtroppo sta scendendo la sera e i programmi sono saltati, restano ancora molti chilometri di crinale, in buona parte mai percorsi e che non è il caso di attaccare da solo, di notte. Il consiglio di Paco era stato di godersela ed ecco, a parte la discesa a malga Sadole, davvero tediosa, è stata una giornata memorabile e un esperienza da ripetere, magari fino alla Panarotta. 

Malga Rolle – Malga Sadole. 21 km, 1574 D+, 8.40 h

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