19/09/2020 Gil Pintarelli

Ammetto di esser partito per fare il record, la miglior prestazione, correre il più forte possibile e stampare un 12 ore e poco, ma la realtà è stata un’altra.

Venerdì 18 settembre ore 6:30 parto a tutta, in dieci minuti sono ai laghi di Colbricon e in quarantacinque sono già al passo, faccio video, sono tranquillo, ho voglia di divertirmi. Corro bene fino sotto a cima Cece, poi rallento e mi fermo per controllare la traccia, ho sempre paura di sbagliare percorso e la cosa mi fa sempre incazzare parecchio.
Tutto bene, faccio un piccolo sbaglio tra il lago Brutto e il lago delle Trute, ma niente di grave circa dieci minuti. La discesa al Sadole è l’unica cosa orrenda di questa traversata, mi vien mal alle ginocchia, ma tutto sotto controllo, mangio e bevo regolare, la giornata è perfetta fresca e asciutta.
A Malga Sadole 4 ore e 38 minuti dalla partenza, riempio il camelback alla fontana e riparto subito. Bevo e mangio, ma comincio a star male, ogni sorso di acqua mi aumenta la nausea e comincio a rallentare, va sempre peggio, smetto di bere, mi trascino fino a forcella Litegosa e da lì un calvario fino al passo Manghen. Arrivo al passo, becco il cameriere fuori dal locale e gli chiedo al volo una Coca, con un filo di voce anche rauca, che mi spavento da solo, lui ancora di più (probabilmente per la mia salute). In tempo zero ho la mia Coca.
Miracolo, in sedici minuti di sosta mi rimetto in sesto e riparto, ma solo dopo essermi riempito il camelback della magica bevanda gassata.
Ormai di record non se ne parla, ma sono carico e voglio godermi il finale di questa traversata, c’è solo un piccolo problema, avendo rallentato così tanto il ritmo arriverò di notte e non mi sono portato la frontale, quindi comincio a chiamare soccorsi, finché il buon Michele Agostini si offre per venirmi incontro al Sette Selle e salvarmi la giornata, un grande, anche perché mi porta (senza averglielo chiesto) un altro mezzo litro di Coca per un finale in scioltezza. Alla forcella del Fravort, trovo anche mio fratello Loris e Luca Giovannini, così facciamo l’ultimo pezzo tra battute, bestemmie e silenzi.
Sono le 22:00 la fine di una giornata che ricorderò per sempre come la mia prima Translagorai Classic.

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