24/07/2021 Alessio di Pierdomenico/ Federico Foltran

  • Alessio Di Pierdomenico: DNF (ritirato a Forcella Montalon)
  • Federico Foltran: DNF (ritirato a Forcella Montalon)

Dormirci ancora sopra mi è impossibile: quarantotto ore fa iniziavo la mia prima marcia notturna.
Non ho mai corso con il buio.
Il luogo dell’iniziazione è stato il sentiero che corre di fronte al Bivacco Nada Teatin, a 2.269 mt sul livello del mare.
Per ora interrompo qui il racconto, per provare cercare di ricostruire come un comune ragazzo sia potuto arrivare a vivere un’esperienza tanto intensa da lasciarlo irrequieto per due giorni.

Ricordo il fresco pomeriggio di agosto dell’anno scorso e la discesa saltellante da Malga Montalon, negli ultimi giorni di ferie passati in Val Campelle (TN). La corsa in montagna ha ufficialmente conquistato questo trentatreenne della provincia di Milano, che non perde occasione per infilarsi un paio di scarpe e buttarsi fuori dall’asfaltato. L’uscita è stata intensa e totalizzante, passando per sottoboschi, prati aperti e guadi di torrente. Il giro di boa è stato il Lago di Montalon, un piccolo specchio d’acqua stretto e lungo che si adagia tra le maestose Pala del Becco e Cima Montalon. Quello che ho potuto ammirare mentre riprendevo fiato seduto su un sasso dell’omonima forcella, mi accompagnerà per tutto il tragitto di ritorno… E dopo ancora.

Mentre mi asciugo al sole ho negli auricolari l’episodio 18 del podcast “Buckled”, da pochi giorni disponibile all’ascolto… Si parla di Translagorai Classic FKT Run.
Cos’è?
Come è nata l’idea?
Chi ha già tentato questa impresa?
Come posso provare a sognare anche io?

Cerco risposte a queste domande nei mesi a venire… Leggendo, allenandomi con dedizione e trovando riscontro in una splendida comunità che ha deciso di mettere a disposizione i racconti della propria esperienza, allo scopo di diffondere contagiosamente l’essenza dell’ultrarunning.
I mesi passano e mi trovo catapultato al 23 Luglio 2021 a Passo Rolle, estasiato da un nuvoloso tramonto che infiamma le Pale di San Martino. Il socio Fedo ha montato la tenda da bivacco qualche metro più in là e, forse come me, dormirà poco al pensiero di quello che ci attende l’indomani.
La mattina arriva presto, così come la lenta camminata verso Malga Rolle, in compagnia di mia moglie Elisabetta e dei miei due fedeli cani whippet.
La foto sotto il cartello del passo è di rito e alle 10:40 inizia lo sbacchettamento-allegro-andante… Ora è tutto vero!
Non faccio quasi caso alla fiumana di turisti che intasa i sentieri verso i Laghi Colbricon, perché sono ancora incredulo. Sto davvero condividendo i primi minuti di una giornata che diventerà per me epica.

L’equipaggiamento si basa di traccia GPX su mappa Garmin Fenix 6X Pro, bastoncini Black Diamond Distance Carbon FLZ e zaino Salomon ADV Skin 12L. Oltre a canotta e pantaloncini Wild Tee, fascia Naked in vita, sessissime calze a compressione di non-so-quale-marca e trucker Patagonia Duckbill, la scorta sulle spalle prevede lampada frontale Petzl Actik Core, calzini di ricambio in smart-merino Cascada, maglietta termica Patagonia Capilene a maniche lunghe, antipioggia Montane Pull-On, guanti antivento Salomon Bonatti, guanti di pile e pantaloni termici Decathlon. Nel kit sopravvivenza vengono compresi lo smartphone, i materiali di primo soccorso, telo termico, batterie di ricambio per frontale e una piccola power-bank. Su consiglio di Coach Tommy, butto dentro anche qualche stringa e fascetta di elettricista… MacGyver rulez. La capienza idrica, tra softflask e sacca idrica arriva a 2.5L, con qualche microcompressa potabilizzatrice di emergenza. Il sostentamento è garantito da una manciata di patate piccole, qualche burrito tofu-maionese-salsa di soia, una dozzina di gel GU, due pacchettini di gommose Haribo, qualche fetta di zenzero candito e compresse di sali… potrebbe sembrare tanto cibo, ma garantisco che indietro è tornato molto poco.

Le ore di luce scorrono piacevolmente, accompagnandoci prima nell’afosa salita a Punta Ces, poi tra le nuvole e infine nel fresco in direzione Forcella Valcigolera… Qui iniziamo a saggiare i primi errori ai bivi.
Lo spirito che ci accompagna è più o meno quello di bimbi alle giostre, dopo una settimana intensa passata tra scuola e compiti a casa. Mentre scivoliamo lungo i binari che percorrono i prati di Buse Malacarne, alla nostra destra svettano seriose le cime che fanno da location allo splendido Bivacco Aldo Moro, purtroppo non previsto nella variante di percorso scelta quest’anno.
Proseguendo in località Malga Miesnotta incontriamo cavalli allo stato semi-brado che ci scrutano placidamente: il sole è velato, ma ci cuoce lentamente.
Fortunatamente in questi tratti di paesaggio non mancano i punti d’acqua da cui attingere per idratarsi e rinfrescarsi.
Si sale ancora, questa volta verso Cima Fossèrnica tra cespugli di rododendro poco fioriti, per poi ridiscendere di circa duecento metri in località Pian dei Todeschi e iniziare la risalita verso il Bivacco Paolo e Nicola.
Sono ore veramente piacevoli, in cui si intervallano silenzi rigeneranti e chiacchere veloci con ragazzi in cerca di pernotto. Il ginocchio sinistro del socio però, decide che è ora di iniziare a dar fastidio: maledetta sia la bandelletta!
Valmaggiore, Dos Caligher, Moregna e poi Coldosè… è una fiera di ventose forcelle e laghetti mozzafiato che ci accompagna all’attacco della tanto temuta discesa al Cauriol. A ogni modo, la buona sorte e la calma ci assistono e fanno arrivare indenni al Pian de le Madalene, nonostante gli stretti e boscosi sentieri a fondo sconnesso e umido.
A questo punto un ringraziamento al gestore del Rifugio Cauriol, Tommaso, è più che doveroso. La sua Coca Cola è nettare per le mie sinapsi e la sua simpatia contagiosa. Dispensa consigli sul percorso e ci carica di adrenalina con i suoi incitamenti, come fosse parte della crew. Ci lasciamo con la motivazione alle stelle e la consapevolezza che, se anche saranno ore difficili, quelle a venire diventeranno un ricordo indelebile.

La salita al Bivacco Nada Teatin non facilita la guarigione delle vesciche del compagno Fedo che, nonostante la motivazione, iniziano a farsi sentire con molto fastidio. Arrivati a destinazione, ci prendiamo pochi minuti per sostare e passare agli strati di vestiario più caldo. Riprendiamo i bastoncini in mano e, armati di frontale, ci addentriamo nel pietroso crepuscolo con più determinazione possibile… Ma qualcosa non va.
Lungo il sentiero è visibile solo un fascio luminoso: il mio. Mi giro e, con la stessa espressione sconvolta, guardo il socio e la flebile luce in uscita dalla sua fronte. Giudizio finale: stiamo calmi. Purtroppo è buio e purtroppo la frontale ha deciso di fulminarsi in un momento poco opportuno. Ma dobbiamo avanzare… con prudenza, ma dobbiamo proseguire.

Sul Garmin i chilometri sembrano non salire, ma riusciamo comunque a superare Cima Litegosa, Cimon di Lasteolo e Cimon de le Sute. La tenuta psicofisica di Fedo vacilla e provo con tutte le forze a supportarlo.
Ahimè, perdiamo completamente la traccia tra le forcelle Buse dell’Oro e Buse della Neve e arriva la pioggia… è un momento molto rischioso dal punto di vista della tenuta psicologica e ci troviamo a girare in tondo per infiniti, scivolosi minuti. Per fortuna ritroviamo un segnavia e ritorniamo sul pezzo, senza mai mollare i consecutivi.

È notte inoltrata e ci trasciniamo in silenzio obbligato. Fedo soffre molto, ma dietro di me nella penombra tiene botta. Obbligo la truppa a un’ulteriore sosta per provare a fargli recuperare lucidità mentale con sali e cibo, ma il vento ci fa battere troppo i denti e in dieci minuti siamo di nuovo in marcia. Il sogno di raggiungere Passo Manghen rimane miraggio. Le compresse di caffeina non sembrano sortire alcun effetto e decido di prendere l’unica decisione sensata: sostenere il compagno di avventura e scendere dallo stesso sentiero n.362 che un anno prima ha fatto incrociare il mio destino a quello di Translagorai Classic FKT Run.

Durante gli ultimi minuti di buio completo continuo a ripensare alla frase che Fedo mi ha detto in macchina il giorno prima, parafrasando l’alpinista Roger Baxter Jones: “Tornate sani, tornate amici, arrivate in cima: in questo preciso ordine”. Guido la calata mantenendo un ritmo blandissimo e, con lo spuntare della luce, optiamo per spegnere la frontale e fermarci a mangiare un ultimo boccone solido. È a questo punto che sperimento le prime allucinazioni ottiche della mia vita (lampi dietro continui dietro lo skyline montano), che si attenuano con le ultime patate arrosto.
Dopo circa venti ore e poco più di cinquanta chilometri, l’impresa DNF si conclude con 2 birre medie per colazione e la consapevolezza che l’anno prossimo, a Luglio, tornerò tentando di non essere masticato e sputato da questa catena montuosa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.